C’è chi, nel gestire un fondo impegnato nella sostenibilità non si accontenta di applicare i criteri Esg e di fare un esame più o meno approfondito dell’operatività di ogni singola azienda analizzata. Didier Rabattu, global head of equity di Lombard Odier Investment Managers, spiega che può essere usato uno stile di gestione molto più attivo, andando a cercare le società che operano direttamente nell’area green e che saranno presumibilmente in grado di produrre profitti in un ambito che sarà sempre più strategico.
Potreste definire la vostra metodologia di investimento?
«L’obiettivo fondamentale per noi è riuscire a catturare ciò che definiamo come green alpha*, che significa che la nostra gestione di portafoglio è profondamente diversa da quella operata dai fondi Esg: questi ultimi essenzialmente raccolgono informazioni su determinate pratiche aziendali per poi scegliere le società che hanno gli standard migliori. A nostro avviso una simile filosofia non andrà a impattare più di tanto l’assetto dell’economia mondiale. Ciò di cui abbiamo bisogno è una trasformazione globale di quest’ultima, specialmente per quanto riguarda la sua dipendenza dalle fonti energetiche fossili. Riteniamo che si tratti di un processo inevitabile che si protrarrà per i prossimi due decenni. Questa nuova rivoluzione economica creerà vie di crescita e profitti molto importanti per le aziende che saranno in grado di beneficiarne».
Come fate per cogliere le opportunità di una simile disruption?
«Il nostro punto di partenza è che il mondo si sta evolvendo verso un paradigma in cui la maggior parte dell’energia consumata sarà elettrica, con quest’ultima che verrà sempre più generata da fonti rinnovabili. Per delineare l’evoluzione di questo processo, abbiamo tracciato tra le 25 e le 30 roadmap industriali in cui stimiamo l’evoluzione di diversi settori, sottosettori, industrie o temi. Con questa roadmap cerchiamo di capire quali saranno i punti di svolta in termini di ricavi e profitti generati e, soprattutto, quali aziende si troveranno nelle condizioni migliori per afferrare la fetta maggiore di questi utili. In questa maniera siamo arrivati a definire un universo investibile di 200-250 azioni, dalle quali selezioniamo un portafoglio relativamente concentrato (in media 40-50 nomi) in cui ciascun titolo generalmente detiene un peso del 2-2,5%. Alcuni pesi possono arrivare anche al 4% o al 5%».
Per quanto riguarda il settore energetico che cosa prevedete?
«In totale questo segmento rappresenta circa tra il 5% e il 10% del Pil mondiale. Tale cifra è, per una percentuale compresa fra il 60% e il 70%, ascrivibile al comparto dei combustibili fossili. Il capex di quest’ultimo segmento, però, si trova in condizioni stagnanti o è in calo, nonostante lo shock ai corsi delle risorse naturali l’anno scorso (per la guerra in Ucraina), che peraltro è stato velocemente riassorbito. Per la prima volta nel 2022, gli investimenti in nuova capacità, riconducibili al processo di elettrificazione e alla generazione di rinnovabili, hanno superato il totale di gas, petrolio e carbone. Riteniamo che vi sarà un ulteriore incremento del 30% nei prossimi cinque anni».
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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

