Paul Wick, gestore del fondo CT (Lux) Global Technology di Columbia Threadneedle Investments
I tassi d’interesse sono elevati e i timori per il futuro rimangono, sia dal punto di vista economico, sia da quello geopolitico. Perché, secondo lei, ha senso investire in titoli tecnologici in questo contesto?
«Al momento, i titoli del comparto tecnologico potranno sfruttare valutazioni più eque e foriere di risultati positivi, in grado di rendere il settore tech quello potenzialmente in più rapida crescita dell’indice S&P 500. In particolare, riteniamo interessanti segmenti quali semiconduttori, informatica, archiviazione dati, networking, software e internet, selezionando le singole imprese con un’approfondita analisi dei fondamentali, così da perseguire il massimo ritorno per il rischio assunto. Allo stesso tempo, escludiamo aziende che “bruciano cassa” e, quindi, più vulnerabili all’attuale contesto macro. Tutto ciò consente di affrontare meglio l’incertezza sui tassi di interesse a breve termine, eventuali scenari globali recessivi e gli aumentati rischi geopolitici».
Si sente a volte parlare di bolla nel settore. Che cosa ne pensa?
«Penso che il panorama sia eterogeneo e che le valutazioni di alcune società siano ragionevoli o basse, mentre altre molto generose. Il forte inizio d’anno del mercato azionario potrebbe avere supportato la ripresa della fiducia delle imprese e dei consumatori rispetto ai livelli cupi della fine del 2022, contribuendo a creare un circolo virtuoso che ha mosso l’economia e le azioni verso l’alto nel corso del 2023. Anche le mega-cap tecnologiche hanno ricevuto un’iniezione di energia generata dalla “mania” dell’intelligenza artificiale, che ha risollevato le sorti di molti dei “magnifici sette” nello stesso periodo. A mio avviso, la recente crisi del mercato si può ascrivere a diversi fattori. Il primo è che le borse, e soprattutto i titoli tecnologici, tendono a essere più deboli tra i mesi di maggio e ottobre. Settembre, in particolare, di solito è stagionalmente il momento più difficile per i titoli tech. Apple, ad esempio, annualmente organizza un evento per presentare un nuovo telefono e il titolo crolla, puntuale come un orologio, quasi ogni anno. Quindi, sebbene il mercato tecnologico sia sceso a settembre, potrebbe trattarsi di una mera tendenza stagionale. In parte, questo calo ha certamente a che fare anche con la debolezza dei consumatori, l’aumento dei prezzi del petrolio, il rialzo del rendimento dei Treasury Usa a 10 anni, la presenza delle morosità e la diminuzione dell’ottimismo dei consumatori. Dall’altra parte, non riteniamo che si possano trarre troppe informazioni dal fatto che una buona azienda, che sta crescendo bene e migliorando la propria performance, sia scesa del 5% o 6% o 8% a settembre. È qualcosa che succede e non decreta per questo motivo un trend che proseguirà in quella direzione in un determinato anno».
Le tensioni tra Stati Uniti e Cina devono essere considerate un fattore di rischio per il settore? Se, sì, quali possono essere le ricadute?
«Le aziende del comparto tech sembrano intenzionate a seguire con decisione il driver dell’intelligenza artificiale. L’unico fattore che potrebbe sconvolgere i piani e fare vacillare questo robusto trend già in atto sarebbe una catastrofe geopolitica, come l’invasione di Taiwan da parte della Cina. La maggior parte delle aziende legate all’intelligenza artificiale meglio posizionate si trova comunque negli Stati Uniti. I titani del cloud computing, come Alphabet e Amazon, produttori di chip, come Nvidia e Broadcom, e software house, come Drop Box e Go Daddy, stanno usando questa tecnologia per rendere i loro prodotti più potenti e semplici da adoperare. Nell’ambito dei chip, l’ondata di fusioni e acquisizioni nel campo della produzione di semiconduttori ha aumentato la concentrazione del settore (cinque compagnie detengono il 70% delle quote di mercato) e la redditività delle società. In parallelo, si sta verificando una dinamica nuova e molto positiva nel mondo dei semiconduttori: i prodotti più sofisticati spesso diventano più costosi. La nostra ricerca monitora dunque i driver di crescita che stanno evolvendosi e potrebbero richiedere approcci diversi da quelli ponderati per la capitalizzazione di mercato. La maggiore dimensione prevista nel segmento auto rispetto a quello Pc ne è un esempio. In Columbia Threadneedle prediligiamo le aziende con un valore di mercato compreso tra 2 e 30 miliardi di dollari: tendono a essere meno rischiose delle small cap, ma possono crescere più rapidamente delle large cap».
Il nearshoring/friendshoring è un rischio per le catene di approvvigionamento?
«Il reshoring di impianti tecnologici critici che si sta verificando negli Stati Uniti e nell’Unione Europea richiederà tempo. Le fonderie di semiconduttori sono edifici molto costosi e complessi da costruire, per non parlare del loro equipaggiamento con i macchinari e i processi necessari per la produzione di chip, tra i più complessi del pianeta. L’iter di autorizzazione negli Stati Uniti aggiungerà ulteriore tempo alla messa in funzione di questi stabilimenti. C’è anche una carenza di lavoratori esperti nella produzione dei semiconduttori e molti di questi risiedono a Taiwan. Infine, mentre i wafer si possono fabbricare negli Stati Uniti e nell’Unione Europea, la fase finale della produzione di semiconduttori, il processo di assemblaggio, collaudo e imballaggio (Atp) si svolge in gran parte in Asia. Riteniamo pertanto certamente strategico implementare una maggiore diversificazione nella produzione, così da ridurre un’eccessiva dipendenza da Taiwan per l’acquisizione di semiconduttori, ma ci rendiamo anche conto che questi sforzi richiederanno parecchio tempo prima di potere offrire pienamente i loro benefici».
Esiste un problema di valutazioni troppo ricche per il settore?
«Credo che il problema delle valutazioni appartenga a quasi tutti i settori. Alcune società sembrano valutate in modo molto ragionevole, mentre altre lo sono in maniera sorprendentemente severa. Ce ne sono poi alcune le cui quotazioni ci appaiono molto ricche. Riteniamo anche che sia in atto una continua liquidazione delle Spac (società di acquisizione a scopo speciale, note anche come “società assegno in bianco”), e di quelle aziende che potremmo definire come “spazzatura”. Ne sono un esempio tutte le Spac del settore dei veicoli elettrici che sono crollate. Anche la maggior parte degli operatori dell’informatica quantistica ora scambia a meno di un dollaro per azione. Il lato positivo è che la spesa per il cloud rimane sana, grazie all’aumento dell’utilizzo di questa tecnologia e alla necessità di supportare i sistemi basati sull’intelligenza artificiale esistenti ed emergenti. Infine, il mercato delle Ipo rimane chiuso e non vi è alcuna nuova offerta di azioni sul mercato, mentre allo stesso tempo l’offerta esistente di azioni quotate in borsa si è ridotta grazie alle attività di M&A, alle acquisizioni di aziende private da parte dei fondi di private equity e alle società che hanno ritirato percentuali significative dei loro titoli in circolazione attraverso il riacquisto di azioni proprie. Tutto ciò potrebbe creare ora un ambiente favorevole per gli investitori in equity».
Quali sono i segmenti, a suo parere, più interessanti?
«L’industria dei semiconduttori è un beneficiario chiave di molte delle tendenze più importanti della tecnologia odierna. Intelligenza artificiale, informatica, sensori automobilistici, elettronica di consumo, prodotti indossabili e veicoli elettrici dipendono tutti dai chip di conversione dell’energia e di gestione delle batterie. Inoltre, la crescente complessità dei progetti per questi semiconduttori rappresenta un grande vantaggio per le aziende di apparecchiature e test per microchip e per i pochi operatori del settore software di progettazione elettronica. Bisogna anche tenere presente che i prezzi delle memorie hanno finalmente iniziato ad aumentare dopo una prolungata flessione ciclica e che le scorte di componenti per Pc e smartphone hanno raggiunto livelli così bassi che gli ordini hanno ripreso a crescere. L’intelligenza artificiale è un altro settore che potrebbe certamente trovare applicazione in svariati ambiti. L’elenco delle potenzialità è vastissimo e il progresso dell’industria nella creazione di applicazioni trainerà un’enorme richiesta di potenza di calcolo per consentirne lo sviluppo».
Quali sono i parametri che utilizzate nell’individuare un investimento?
«Prediligiamo le aziende con una proprietà intellettuale significativa e differenziata che genera il potenziale per elevati margini di profitto e per il potere di determinazione dei prezzi. Inoltre, guardiamo con interesse alle società che sono solitamente leader di mercato o in grado di guadagnare quote con prodotti di livello mondiale. Le imprese in cui investiamo sono molto attente ai bisogni dei loro clienti e azionisti, hanno un solido track record di allocazione del capitale, effettuano acquisizioni ponderate e, al momento opportuno, riacquistano azioni o riducono il debito. Selezioniamo realtà con specialisti altamente qualificati, manager capaci e con un’etica solida e che adottano un approccio conservatore alla contabilità. Infine, cerchiamo società con valutazioni ragionevoli, il cui prezzo delle azioni risulti basso rispetto al potere di guadagno attuale o futuro dell’azienda. Nel corso degli anni, abbiamo maturato una solida esperienza nel trovare aziende sottovalutate che finiscono per diventare obiettivi di acquisizione».
Come si scoprono nel settore i “gioielli nascosti”?
«La ricerca proprietaria e l’engagement sono alcuni dei principi cardine dell’attività di Columbia Threadneedle e delle strategie con cui intendiamo cavalcare il mercato tecnologico. Con il nostro fondo Threadneedle (Lux) Global Technology adottiamo un approccio value-tech con un posizionamento marcato sul settore dei semiconduttori (in sovrappeso dal 2013) e sul segmento dei software di sicurezza. Ricerchiamo inoltre aziende capaci di beneficiare del cambiamento tecnologico, con buone opportunità di crescita ed entrate ricorrenti. Infine, siamo impegnati a evitare i fuochi di paglia, le aziende monoprodotto, così come non siamo interessati, né alle società con valutazioni estreme, né a quelle con perdite persistenti».
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

