Paul Wick, gestore del fondo Ct (Lux) Global Technology di Columbia Threadneedle Investments
L’intelligenza artificiale è un tema che sta suscitando grande interesse tra gli investitori. Come descriverebbe quanto accaduto nell’ultimo anno?
«Il recente boom nell’uso dell’intelligenza artificiale (Ai) è attribuibile a una combinazione di fattori, tra i quali le innovazioni tecnologiche, la crescente disponibilità di dati e una maggiore consapevolezza del suo potenziale. Tuttavia, dal punto di vista tecnologico, non si è verificata una grande rivoluzione nel settore dell’Ai, bensì un cambiamento che ne ha migliorato notevolmente la facilità d’uso e l’accessibilità per il grande pubblico. In particolare, la società di intelligenza artificiale OpenAi ha modificato la propria interfaccia utente, implementando un servizio di chat, chiamato ChatGpt. Sostanzialmente, trovando il modo di rendere più semplice per gli utenti finali recuperare le informazioni dai Large language models (Llm), ha introdotto nel mondo l’intelligenza artificiale generativa. Alcuni hanno comparato questo momento all’arrivo dell’IPhone sul mercato dei cellulari. Il pubblico ha scoperto che ChatGpt è in grado di intrattenere conversazioni infinite, rispondere a domande, comporre poesie e scrivere codici. Essendo stato istruito da un’enorme serie di informazioni, è in grado di generare risposte sorprendentemente accurate, ma anche di commettere errori, il che evidenzia la necessità di un continuo perfezionamento. Nell’ultimo anno, l’interesse del pubblico nei confronti di ChatGpt è esploso: avendo raggiunto in soli due mesi oltre 100 milioni di utenti attivi, è l’app che è cresciuta più velocemente di qualsiasi altra nella storia. Consci dell’entusiasmo crescente per l’Ai generativa, gli amministratori delegati delle principali aziende tecnologiche hanno iniziato a stanziare risorse significative in virtù del grande potenziale di espansione di questi modelli. In particolare, c’è stato un aumento degli investimenti nei data centre e nei sistemi di cloud computing per fornire l’enorme quantità di potenza di elaborazione necessaria per fare funzionare le applicazioni di Ai. Si è innescato un rally degli investimenti nell’Ai che ha spinto le aziende a promuovere soluzioni e piani di investimento per monetizzare la nuova tecnologia».
Come investirebbe nell’Ai? Su quali aziende si concentrerebbe?
«Nel breve e medio termine, seguiremo la direzione verso la quale pensiamo si stiano muovendo gli investimenti. Una delle maggiori opportunità è rappresentata dalle società che forniscono gli strumenti fondanti dell’Ai, ossia quelle che si occupano della costruzione delle infrastrutture o dei sistemi necessari affinché la tecnologia raggiunga il suo pieno potenziale. Queste imprese includono i fornitori di cloud, i data centre, i semiconduttori e le aziende di comunicazione di rete. Tra gli esempi di società in cui abbiamo investito e che sono state indentificate spesso come beneficiarie immediate dell’intelligenza artificiale possiamo annoverare: Nvidia, Microsoft, Alphabet, Arista Network e Broadcom».
Le aziende leader hanno già registrato performance sorprendenti. Siete alla ricerca di azioni di secondo livello?
«Abbiamo investito in società che non sono note come beneficiarie dirette dell’Ai, ma che riteniamo abbiano prodotti e servizi unici che daranno loro un vantaggio competitivo man mano che l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale continuerà a essere sviluppata. Queste aziende includono nomi come Synopsis, leader mondiale nell’Electronic design automation (alias Eda, un termine che indica il software di progettazione di chip), che ha recentemente lanciato Synopsys.ai, una suite di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale per la progettazione, la verifica, il collaudo e la produzione dei chip più avanzati. Un altro esempio è Marvel, leader nelle soluzioni di semiconduttori per infrastrutture dati, che vende chip per interconnessioni ottiche all’interno dei data centre, progettati per aumentare la larghezza di banda e le prestazioni dei data center cloud. Un altro aspetto significativo dell’infrastruttura riguarda l’elettricità necessaria per fare funzionare i data centre, che, infatti, hanno bisogno di una grande quantità di energia: uno dei problemi principali a livello mondiale, attualmente, è la carenza significativa di trasformatori di potenza. Un’azienda che sta capitalizzando su questo elemento è Bloom Energy, che possiede celle a combustibile a base di gas naturale che funzionano a idrogeno. Nel caso in cui un centro dati volesse costruire un edificio per l’Ai con molti server e processori grafici, ma trovasse resistenza da parte dell’ente locale, Bloom potrebbe fornire una soluzione in tempi più brevi».
Investire nei semiconduttori è un modo per sfruttare il tema dell’Ai? C’è un rischio ciclicità del settore?
«Molte società di semiconduttori che beneficiano dell’Ai sono ben posizionate anche per quanto riguarda il resto delle loro attività. Quindi, anche se l’Ai non fosse un trend così importante, aziende come Lam Research, Broadcom o Nvidia starebbero comunque ottenendo buoni risultati. L’intelligenza artificiale rappresenta, in questo caso, una sorta di “ciliegina sulla torta”. I chip necessari per l’Ai consumano un’enorme quantità di wafer da 12 pollici: le dimensioni stanno diventando sempre più estese, tanto che sempre più spesso i progettisti devono suddividerli in più chip e poi confezionarli insieme. Inoltre, ci tengo a sottolineare che l’industria dei semiconduttori è molto meno ciclica di quanto si possa supporre. Quest’ultima, infatti, oltre ai mercati finali dei Pc e dei dispositivi portatili, è ora fondamentale in settori come l’auto (i veicoli elettrici richiedono una maggiore quantità di semiconduttori per alimentare l’infotainment, la gestione delle batterie e le funzioni di sicurezza), i data centre, l’Internet of Things, l’apprendimento automatico, l’intelligenza artificiale, la robotica, gli elettrodomestici e l’elettronica di consumo, solo per citarne alcuni. Inoltre, questa industria ha attraversato una fase di consolidamento significativo negli ultimi anni. Noi di Columbia Threadneedle riteniamo che il settore dei semiconduttori sia il denominatore comune e l’elemento centrale di molte delle tendenze secolari in atto. In tal senso, investiamo in società redditizie e in crescita che spesso scambiano a multipli inferiori al mercato».
Investireste in aziende che sfruttano l’Ai per gestire le loro attività?
«Crediamo che ci siano molte imprese al di fuori del settore tecnologico che trarranno beneficio dall’adozione dell’intelligenza artificiale. A oggi è possibile individuare opportunità in diversi settori, tra i quali la pubblicità, che potrebbe utilizzare l’intelligenza artificiale generativa per la creazione di campagne di marketing. Ciò consentirebbe di ridurre i costi e reinvestire i risparmi nella creazione di spot maggiormente personalizzati, verificandone poi l’efficacia tramite l’analisi dei dati, con il conseguente aumento delle vendite e il miglioramento dei margini. L’agricoltura per sfamare la popolazione mondiale dovrà disporre di più terreni e con una resa migliore anche al di fuori degli Stati Uniti e dell’Unione Europea: l’utilizzo dell’agricoltura intelligente è funzionale per capire la quantità ottimale di sementi e pesticidi da impiegare e la loro distribuzione ideale. Attualmente, i fertilizzanti e la manodopera rappresentano il 50% delle spese. Di conseguenza, una riduzione significativa di queste voci potrebbe portare a una diminuzione dei costi del mais e del mais da foraggio e, in ultima analisi, anche della carne bovina. Vi sono poi varie opportunità di aumentare l’efficienza anche nella sanità; solo negli Usa si registra una spesa annua di 4 trilioni dollari, di cui il 20-30% è stimato come spreco ascrivibile alla complessità amministrativa, alla mancata determinazione dei prezzi, ai trattamenti eccessivi, alle frodi e abusi all’interno del sistema e al mancato coordinamento delle cure. L’uso dell’Ai nelle società di assistenza medica potrebbe incrementare un utilizzo più efficiente delle risorse, riducendo la complessità amministrativa che ha gravato su fornitori e assicuratori con costi eccessivi legati alla fatturazione e alla codifica. Inoltre, l’Ai potrebbe contribuire a migliorare gli standard di cura dei pazienti grazie agli strumenti diagnostici assistiti dai medici, incrementando l’efficienza nell’ottenere la pre-autorizzazione da parte delle assicurazioni. Tuttavia, non è chiaro se questi risparmi andranno a beneficio delle società di assistenza medica. Infine, vediamo opportunità interessanti di applicazione nel servizio clienti e negli help desk. L’aumento dell’uso di agenti virtuali competenti dovrebbe contribuire a mantenere l’organico umano significativamente al di sotto della quantità che sarebbe stata necessaria da qui a 10 anni senza l’Ai, riducendo così anche i relativi costi. Le aziende di software per l’help desk applicheranno tariffe più elevate per compensare i mancati introiti derivanti dal precedente modello di business che prevedeva la tariffazione “per posto” o “per agente”. Gli agenti virtuali gestiranno le richieste meno complicate attraverso il linguaggio naturale, liberando gli operatori per la gestione delle richieste più complesse. I primi studi sugli strumenti di Ai condotti dal National Bureau of Economic Research hanno dimostrato che questi ultimi possono aumentare la produttività degli addetti dei call center di quasi il 14%».
Durante la bolla delle dot.com c’è stato un grande interesse per aziende che, in seguito, sono scomparse o hanno registrato una scarsa performance in borsa. Alcune hanno recuperato l’enorme crescita delle quotazioni dopo molto tempo. Potrebbe accadere lo stesso anche per le società di Ai?
«Internet si è sviluppata in ondate sovrapposte di innovazione che hanno incluso molti successi e fallimenti. tuttavia, l’adozione della tendenza strutturale secolare è stata aumentarne le capacità e le opportunità. Riteniamo che questo modus operandi varrà anche per l’Ai: restiamo oggi in costante osservazione e analisi dell’evoluzione, proliferazione e impatti che potrà produrre nell’economia. Ogni azienda si concentra sul controllo dei costi e l’adozione dell’Ai crea maggiore efficienza con meno risorse. A lungo termine, sarà un fattore deflazionistico e crediamo di essere oggi agli inizi di questa tendenza secolare. È comunque opportuno rimanere vigili, perché potremmo trovarci in una fase di eccessivo entusiasmo. Infatti, sebbene vi siano molte aziende che attualmente beneficiano dell’Ai, siamo convinti che ve ne siano altre che non sono ancora emerse. Al contrario, ci sono alcune società che ne stanno forse sovrastimando il potenziale beneficio. Un trend simile era apparso alla fine degli anni ’90, quando un’impresa aggiungeva “dot com” al proprio nome e vedeva le proprie azioni salire, nonostante il modello di business rimanesse lo stesso. Nel corso degli anni, abbiamo vissuto molti di questi cicli tecnologici, tra i quali l’e-commerce, le criptovalute, il fintech e molti altri. Noi di Columbia Threadneedle ci impegniamo ad analizzare in profondità i modelli di business delle aziende, la validità delle loro innovazioni tecnologiche e le valutazioni di mercato cui trattano prima di prendere una decisione d’investimento».
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

