Durante lo scorso anno, oltre metà della popolazione mondiale è stata chiamata alle urne. All’alba del 2025, si stanno delineando nuovi scenari non ancora nitidi, per i quali l’operato dell’amministrazione americana giocherà un ruolo decisivo. Se la vittoria di Trump è in parte riconducibile a una campagna populista e anti-globalizzazione, nella quale l’aumento dell’inflazione ha giocato un ruolo preponderante, sarà fondamentale seguire da vicino quali saranno le misure che Washington adotterà e quali saranno le reazioni a livello globale. In particolare, non è solo la politica commerciale, ma anche quella fiscale che pone una serie di interrogativi e che potrà condizionare l’andamento dei conti pubblici e dell’economia americana. Quest’ultima ha dato prova non solo di forte resilienza, ma ha dimostrato di avere un tessuto imprenditoriale particolarmente robusto e dinamico. Tuttavia, l’incertezza sui provvedimenti che saranno adottati e sul percorso che la Casa Bianca deciderà di seguire avrà diverse ricadute sull’inflazione e sulla salute delle finanze del Paese.Come risponderanno a tutto ciò i mercati finanziari è il vero interrogativo. Se per i titoli del debito pubblico americano non sembrano, per il momento, esserci particolari criticità, per l’azionario non è escluso che ci si avvii verso una situazione con elementi di discontinuità e di continuità rispetto al recente passato. E lo stock picking giocherà in questo contesto un ruolo determinante

Nel 2024 hanno votato oltre 2 miliardi di persone in 75 diversi paesi, che rappresentano complessivamente oltre la metà dell’economia mondiale. Inoltre, uno degli anni politicamente più densi dal dopoguerra si è concluso con un’elezione presidenziale negli Stati Uniti che alcuni definiscono epocale, mentre altri la considerano più in continuità con la storia americana di quanto si possa pensare. Certamente, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca rappresenterebbe uno spartiacque se venissero mantenuti tutti gli impegni, anche molto contraddittori, presi in campagna elettorale, ma è molto difficile che ciò avvenga, data la propensione alle promesse creative da parte dei politici in quasi tutto il mondo. Gli avvenimenti di quest’anno, però, inducono a pensare che grandi e confusi cambiamenti si stiano schiudendo all’orizzonte.

Il 2024 appena concluso ha visto un quadro macroeconomico in cui, fra i grandi blocchi, solo gli Usa sembrano offrire una certa vitalità. La Cina continua, infatti, a lottare contro la crisi immobiliare e la deflazione, mentre l’Europa tira un sospiro di sollievo quando mostra solo dati stagnanti, anziché in aperta contrazione. L’andamento degli asset rischiosi, riflette questo paradigma con un S&P 500 che ha di nuovo sovraperformato i listini equity sviluppati, sfondando quota 6.000 e passando da un rally all’altro.

Un’euforia peraltro rinvigorita dall’elezione dello stesso Trump, la cui popolarità è in buona parte incentrata su un’aperta rivolta populista anti-globalizzazione. Un mondo, dunque, strano e contraddittorio, in cui il costante bull-market di diversi segmenti dei mercati si accompagna al persistere dei timori di inflazione, al caos geopolitico e a una diffusa rabbia per le crescenti disuguaglianze e per la difficile convivenza fra gruppi etnici e culturali in giro per il pianeta. Gli investitori, dunque, paradossalmente hanno scelto finora di ignorare i vari rischi potenzialmente sistemici e di concentrarsi sugli (indubbi) elementi pro-crescita del programma del vincitore.

Così, difficilmente si avvierà immediatamente una fase di discontinuità acuta e, per questa ragione, vale la pena guardare un po’ oltre l’outlook dei prossimi 12 mesi per cercare di immaginare su un orizzonte più ampio il futuro, che sta oggi (forse) nascendo. Su queste basi, è opportuno iniziare l’analisi partendo dall’epicentro dei cambiamenti globali: gli Stati Uniti d’America.

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.