L’avvento del Covid, contrariamente a ciò che si pensa, non ha costituito per l’intero healthcare un vantaggio: molti sotto-settori, che hanno caratteristiche cicliche, sono stati molto danneggiati.
Ciò nonostante, l’intero comparto della cura della salute rimane uno dei più promettenti, anche perché sostenuto da dinamiche demografiche che non si sono mai viste nella storia. Inoltre, con un P/E forward di 17, contro 20 dell’equity nel suo insieme, c’è ancora la possibilità di trovare titoli a sconto. Infine i numeri dimostrano che la tradizionale componente difensiva di questo segmento è ancora attuale
Non è certo solo Covid. Parlare oggi del gigantesco complesso della cura della salute vuole dire sostanzialmente analizzare l’intera fenomenologia dell’economia nella sua interezza. Infatti, al suo interno si trovano fornitori di servizi It che promettono di demolire, o quanto meno ridisegnare, intere filiere, così come colossi con forti caratteristiche difensive e gruppi biotech di piccole e medie dimensioni che alimentano rischi di bolla speculativa. Non secondaria l’ascesa di diverse economie asiatiche, che portano forti squilibri e la rottura degli schemi. Il tutto condito con costi di ricerca e sviluppo talora esorbitanti. Un quadro, dunque, che riprende quasi tutti i problemi che accompagnano l’accelerazione del processo di globalizzazione, diventato sempre più intenso a partire dagli anni ‘80 e oggi giunto a una situazione di rinnovati rischi geopolitici.
Contemporaneamente la salute è al centro di un altro dei grandissimi temi degli ultimi decenni, ossia le conseguenze socio-economiche del processo d’invecchiamento della popolazione mondiale, un trend che ormai non riguarda solo (e neppure principalmente) le più tradizionali potenze occidentali. Ovviamente su tutto ciò si è andata a sovrapporre l’emergenza Covid, che anche in questo ambito ha creato una cesura netta fra vincitori e vinti all’interno di una devastazione dell’ordine precedente da cui non è chiaro quando e in quali termini riemergerà il pianeta.
SEGMENTI MOLTO DIFFERENTI
Dunque l’healthcare può essere concepito e analizzato come una serie di segmenti estremamente differenti fra loro e sovente con interessi contrastanti, al cui centro permangono con un ruolo importantissimo gli Stati Uniti d’America. Se infatti solo di recente l’Asia ha cominciato a gestire i problemi di forte maturazione del proprio profilo demografico e l’Europa fatica a creare sia mega-colossi, sia piccole e medie imprese disruptive, l’America può invece contare su un’attività di ricerca scientifica molto intensa, su un sistema finanziario disponibile a dare liquidità al capitale di rischio e su un mercato domestico enorme, a causa anche dei costi sanitari spropositati.
Se infatti analizziamo l’indice Msci world healthcare, che racchiude le aziende di questo mega-comparto nell’ambito dei mercati sviluppati, si può vedere che a fine febbraio oltre il 70,1% degli oltre 6,5 trilioni di dollari di capitalizzazione era rappresentato da gruppi statunitensi. Si tratta di una percentuale ancora più rilevante rispetto al 66,1% che l’America occupava alla stessa data nell’Msci world in generale. Dei primi 10 titoli per capitalizzazione otto fanno capo alla prima economia del mondo, con gli altri due presidiati dai due colossi farmaceutici svizzeri Novartis e Roche.
Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

