Andrea Mossetto, head of international business development & investment specialists di Cpram (Gruppo Amundi)
Disruption è un termine in voga, la cui definizione, però, può assumere diverse sfumature. Come declinate questo termine nelle decisioni di investimento?
«Cerchiamo di integrare le nostre idee migliori analizzando quelle società che sono innovative nell’offerta di soluzioni e prodotti che siano meno cari, più intelligenti ed efficienti e più semplici da utilizzare. A partire da questa definizione, ricerchiamo l’innovazione in tutti i settori e nelle differenti aree geografiche e ciò fa sì che, all’interno del nostro fondo Cpr Invest-Global Disruptive Opportunities, sia presente un’ampia diversificazione con un’esposizione alla pura tecnologia intorno al 50% degli Aum. La parte rimanente è investita in altri ambiti e ci permette, così, di parlare di un megatrend sull’innovazione. Il fondo è strutturato in quattro dimensioni di investimento: economia digitale (big data, cloud, cybersicurezza), industria 4.0 (robotica, smart factory e veicoli elettrici), salute (medtech, biotech, diagnostica e e-health) e terra (cleantech, efficienza energetica, batterie)».
Delle aree che ha citato, qual è stata quella che ha trainato la performance del fondo?
«Cpr Invest Global Disruptive Opportunities è stato lanciato nel 2016 e, da allora, il principale driver di performance è stato l’economia digitale, perché rappresenta, in media, la metà del nostro portafoglio, ma ciò non basta a descrivere le dinamiche che hanno preso corpo all’interno del fondo. Per fare un esempio concreto, durante la pandemia, avere avuto esposizione alle aziende che sviluppavano vaccini ci ha permesso di generare alfa. Una considerazione analoga si può fare per l’industria 4.0, grazie al fatto di avere investito in società che progettavano auto elettriche. L’area di investimento che noi contrassegniamo col termine terra ha avuto un andamento più volatile, ma ha partecipato in modo significativo alla performance in determinati momenti, come è avvenuto in seguito all’approvazione dell’Inflation reduction act negli Usa o sulla scia delle notizie positive relative agli investimenti crescenti nell’energia solare, eolica o all’idrogeno. La scelta di non essere totalmente dipendente dal settore tecnologico ha permesso al fondo di avere una volatilità contenuta all’interno dell’obiettivo ex-ante del 9%. Inoltre, vorrei sottolineare che la gestione attiva del prodotto porta a ridimensionare o ampliare l’esposizione alle quattro dimensioni in base alle condizioni di mercato e alle convinzioni del gestore».
La vostra, però, è una strategia orientata alla crescita. Ciò non rischia di penalizzarvi in alcune fasi del mercato?
«In momenti delicati, come il 2022, Cpr Invest-Global Disruptive Opportunities ha sofferto. Tuttavia, per ritornare alla struttura del fondo, oltre alle quattro dimensioni, ci sono anche 20 sottotemi e, in passato, non c’è mai stata una correlazione superiore a 0,5 per più del 10% del portafoglio. Ciò significa che l’ampia diversificazione è stata efficace, anche se nel 2022 abbiamo avuto qualche difficoltà in più, perché la correlazione è salita sopra 0,5 per più della metà del portafoglio: si è verificata una situazione “anomala”, provocata dall’innalzamento dei tassi d’interesse, nella quale nessuno voleva più investire nei titoli growth».
Però, il ritornello che si sente ripetere sul mercato è che i tassi rimarranno più alti più a lungo. Ci saranno ricadute sulle vostre scelte d’investimento?
«Dipende da quali titoli legati alla crescita diventano oggetto dell’investimento. Oggi ci muoviamo in uno scenario in cui l’inflazione è in calo, ma i tassi elevati possono diventare un problema per il rifinanziamento di un’azienda. Ciò fa sì che, per proteggere il portafoglio, nei settori a duration lunga è necessario concentrarsi su attività di qualità, con bilanci solidi, cash flow importanti e visibilità sugli ordini futuri che possano crescere anche in uno scenario di rallentamento economico. Alla luce di ciò, nell’ultimo anno il fondo si è concentrato su titoli innovativi di qualità all’interno delle quattro dimensioni citate: una scelta corroborata dall’osservazione che, durante le fasi recessive, il fattore quality sovraperforma l’indice di riferimento. Se poi si entra nel dettaglio, si può notare che anche di fronte a un contesto di crescita negativa, come ci attendiamo possa succedere nel 2024, alcuni business hanno comunque il vento in poppa. È il caso dei big data, del cloud e della cybersecurity, dove si continuerà a investire anche in un quadro di rallentamento economico, soprattutto se si pensa alla diffusione dell’intelligenza artificiale (Ai). La dimensione terra, che quest’anno è stata oggetto di disinvestimenti generalizzati, vede comunque importanti investimenti programmati nei diversi settori legati alla transizione energetica e la debolezza registrata dai titoli è per noi un’opportunità di incrementare le posizioni a valutazioni decisamente appetibili».
Non c’è un problema di costi per le rinnovabili?
«C’è una grande spinta per la diversificazione dei vettori energetici in favore delle rinnovabili: sono disponibili molti miliardi di investimenti pronti per essere utilizzati. Per comprendere la portata di questo trend è però necessario conoscere le misure che sono state adottate. A questo proposito, citerei i progetti legati all’idrogeno: nel 2022, in Europa sono state approvate le iniziative Hy2Tech, per quanto riguarda le tecnologie, e l’Hy2Use per le infrastrutture e le applicazioni; è prevista l’allocazione di risorse pari a, rispettivamente, 14 e 12 miliardi di euro per finanziare progetti concreti di società pubbliche e private. L’idrogeno costa, in media, 6 dollari al chilo nelle economie avanzate, e un chilo dell’elemento chimico ha una densità che è quattro volte quella del petrolio: ciò significa che, per competere, il greggio dovrebbe costare circa 1,5 dollari. Il vero problema è che non c’è abbastanza idrogeno verde per soddisfare la potenziale domanda ed è anche la ragione per cui bisogna spingere l’industria a produrlo, ruolo che dovrebbe essere svolto dall’iniziativa Hy2Use in Europa».
I titoli legati all’idrogeno sono molto volatili e, scusi la banalità, ma non vedo ancora circolare auto che usino questo combustibile…
«La stessa obiezione, però, poteva essere fatta a chi investiva in società che producevano veicoli elettrici prima che fossero commercializzati in Italia. Inoltre, aspetto non di poco conto, un progetto legato all’idrogeno diventa operativo nell’arco di due anni: ciò significa che quelli lanciati negli Usa e in Europa nel 2022 saranno pronti nel 2024, concretizzando parte delle attese degli investitori sullo sviluppo e l’adozione di questa tecnologia. Questo elemento potrebbe creare una domanda supplementare per le cleantech e negli investimenti in infrastrutture. Inoltre, non solo i costi per la produzione di energia pulita sono in discesa, ma anche quelli dei nuovi vettori energetici stanno raggiungendo livelli convenienti».
La sempre maggiore diffusione dell’Ai in molteplici ambiti ha avuto un impatto sul fondo?
«Eravamo già posizionati tramite la dimensione economia digitale e, nel 2023, abbiamo aumentato la nostra esposizione a circa il 66% del patrimonio del fondo. È un trend che stiamo seguendo con molta attenzione perché bisognerà avere la possibilità di gestire l’immensa quantità di dati prodotti. Per quanto riguarda la cybersicurezza, che coinvolge persone e istituzioni, vediamo ampi spazi di crescita. Inoltre, non bisogna dimenticare la dimensione salute, che beneficia dello sviluppo dell’Ai soprattutto attraverso la medtech, un motore importante dell’innovazione dopo la normalizzazione dell’attività ospedaliera post Covid-19. Ci sono poi società biopharma che stanno studiando nuovi modi per trattare e curare malattie come il cancro».
Investite in cleantech, ma, contestualmente, in società tecnologiche che, per svolgere attività per lo sviluppo del pensiero computazionale utilizzano una quantità considerevole di energia; non è una contraddizione?
«Noi adottiamo un processo d’investimento che prevede esclusioni in base a una metodologia Esg proprietaria. Se poi si guarda a che cosa sta avvenendo all’interno delle società tecnologiche, emergono aspetti interessanti, perché si stanno tutte adoperando per consumare e spendere di meno o per lanciare progetti di compensazione all’utilizzo energetico. Un esempio che può risultare curioso è quanto sta avvenendo in Francia, dove si stanno installando alcuni server sotto le piscine per riscaldare l’acqua e raffreddare contemporaneamente le macchine: è un esempio innovativo e intelligente».
Parlando, invece, di valutazioni dei titoli growth, nei quali investite, in particolare quelli legati all’Ai, quali sono le sue considerazioni?
«Rispetto al 2022, soprattutto per i segmenti big data, cloud e cybersicurezza, le valutazioni sono salite. Tuttavia, va fatta una precisazione: in linea con la politica d’investimento del fondo, pensiamo che l’integrazione dell’Ai avverrà in altri settori, come le tecnologie medicali e l’industria 4.0. Anche nello stesso comparto tecnologico è opportuno cercare quelle aziende che hanno potenzialità non ancora espresse nell’ambito dell’Ai. Ciò significa, per noi investire nell’intelligenza artificiale a un prezzo ragionevole e ricercare quei business che presentano maggiori prospettive di crescita rispetto a quelle poche società che hanno un peso rilevante nel Nasdaq e che per la loro forza e dimensione hanno fatto salire le performance dei listini azionari nel 2023. Inoltre, sapendo che un ciclo di innovazione tecnologica dura circa 20-30 anni, non bisogna dimenticare che ora si è solo all’inizio di quello dell’intelligenza artificiale. Come in parte sta già avvenendo e ancora di più avverrà in futuro, emergeranno nuovi attori capaci di generare redditività, le cui valutazioni sono attualmente attrattive: noi cerchiamo e investiamo in questo tipo di aziende. È un lavoro di ricerca e di analisi che viene portato avanti da team dedicati che, se mi è concessa una metafora, hanno l’obiettivo di scoprire un universo popolato da alberi inoltrandosi nel cuore della foresta».
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

