L’esplosione dei corsi nel settore energetico è il più recente di una serie di problemi che stanno colpendo i produttori di beni in tutto il mondo e la guerra in Ucraina ha ulteriormente ingarbugliato una matassa di criticità già presenti da tempo. La mancanza di investimenti da anni e le difficoltà di alcuni paesi produttori all’interno dell’Opec fanno ragionevolmente credere che la produzione non crescerà tanto rapidamente, in un contesto in cui il petrolio russo è sempre più difficilmente vendibile.
Tutto ciò rischia di mandare in crisi l’intera economia globale, soprattutto in Europa, in Asia e negli emergenti non produttori di materie prime. Nell’attuale scenario, il ruolo principale ce l’ha l’Arabia Saudita, l’unica che può incrementare in maniera significativa la produzione. Ma basterà? «Ci aspettiamo che i prezzi rimangano elevati, dati i limiti dell’Opec e il contesto geopolitico volatile», risponde un money manager
Analizzare il settore energetico è oggi un esercizio difficilissimo, ma semplicemente imprescindibile per comprendere in quale direzione si sta muovendo il ciclo globale. La terribile invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha ovviamente sparigliato lo scenario generale e, in particolar modo, il complicato equilibrio tra la domanda e l’offerta di diverse risorse naturali indispensabili per il funzionamento di un’economia moderna. L’energia è infatti piagata da questioni annose che si intersecano a vari livelli e creano continuamente nuovi equilibri fragili e volatili. Estremamente chiaro al riguardo appare l’intervento di Lorenzo Portelli, head of cross asset research di Amundi: «Il settore energetico è storicamente legato a quattro aspetti eterogenei fra loro: strutturali, ciclici, fondamentali e geopolitici. Tutto ciò è ancora più vero in questo passaggio storico fondamentale cui stiamo assistendo. Gli eventi drammatici che stanno accadendo in questi giorni in Ucraina riaffermano la view di una pressione al rialzo dei prezzi dell’energia, già indicata dagli aspetti fondamentali e strutturali».
continua a leggere
Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

