A colloquio con Elisa Belgacem, senior credit strategist di Generali Investments

Come ha reagito il credito aziendale nei primi mesi dell’anno, caratterizzati da una forte volatilità?

«Quest’anno gli spread del credito hanno affrontato tre grandi choc: in primo luogo un aumento molto rapido dei tassi di interesse a gennaio, poi l’anticipazione del tapering della Bce a febbraio e, infine, l’impennata dei prezzi delle materie prime, che ha portato a marzo a un rallentamento economico inaspettato. Tutto ciò ha determinato un significativo riprezzamento degli spread corporate, anche se non ancora ai livelli evidenziati nel periodo peggiore della crisi Covid o della grande crisi finanziaria. In particolare, abbiamo visto gli spread societari reagire più di quelli sovrani periferici in generale e rispetto ai Btp in particolare. Come sempre, quando il rischio sistemico aumenta, i titoli finanziari hanno sottoperformato e, in generale, i nomi con una marcata esposizione all’area Russia-Ucraina hanno subito un downgrade di diversi livelli». 

In quale maniera le banche centrali, da un lato, e le tensioni geopolitiche, dall’altro, stanno influenzando l’asset class?

«In Europa, la Bce è stata negli ultimi anni una rilevante forza stabilizzatrice per il mercato del credito. I funzionari della Banca centrale hanno chiarito più volte che gli spread di credito sono una componente chiave della loro valutazione delle condizioni di finanziamento. Finché l’inflazione era significativamente al di sotto dell’obiettivo, Francoforte ha usato con successo la flessibilità dei suoi programmi di acquisto di asset per combattere la frammentazione finanziaria tra settori e aree geografiche. Ma la prospettiva di un’inflazione più alta più a lungo sta ora rimescolando le carte e riducendo il margine di manovra dell’istituto di emissione per combattere qualsiasi allargamento disordinato degli spread. Il programma di acquisto di asset della Bce terminerà probabilmente nel terzo trimestre di quest’anno, nonostante le tensioni geopolitiche. Il conflitto Russia-Ucraina ci ha portati a rivedere le nostre proiezioni di crescita al 2,2% nella zona euro e a riconsiderare la nostra previsione di inflazione al 6,2%. Questo contesto di stagflazione è impegnativo per gli asset rischiosi in generale, e il credito non fa eccezione. Tuttavia, data l’attuale valutazione del mercato del credito rispetto al resto del nostro panorama d’investimento, e in particolare rispetto ai titoli di stato, manteniamo al momento una posizione di prudente overweight nel credito».

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Redazione

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