di Pinuccia Parini
Global Thinking Foundation (Glt), in collaborazione con enti, sia pubblici, sia privati, è impegnata nella diffusione e nell’applicazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, «un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto nel 2015 dai governi dei 193 paesi membri dell’Onu». Il cambiamento di cui l’Agenda si fa promotrice, che riguarda il modo in cui approcciarsi all’ambiente, alla società e all’economia, non può prescindere da una formazione consapevole e, a sostegno del goal quattro (istruzione di qualità), Glt ha promosso alcuni progetti, rivolti a diverse fasce della popolazione, che vanno in questa direzione. La Fondazione sta sviluppando tre iniziative rivolte alla fascia dei ragazzi tra i quattro e i 16 anni, all’interno di un nuovo piano chiamato Young612. Fondi&Sicav ne ha parlato con Claudia Segre, presidente di Glt.
Global Thinking Foundation continua ad accrescere i propri sforzi nel promuovere l’educazione finanziaria. Questa volta l’obiettivo è coinvolgere i più giovani. Perché questa scelta?
«La nuova iniziativa deriva dalla riflessione che la povertà economica è direttamente correlata a quella finanziaria, due elementi che si alimentano reciprocamente. Dopo avere completato i progetti e i servizi che riguardano gli adulti, ci stiamo concentrando sui giovani della Generazione alpha. Il nostro impegno si colloca in un contesto, quello italiano, dove poche risorse sono allocate all’educazione, una variabile, quest’ultima, che incide sullo sviluppo di un paese nella sua interezza. Ed è proprio per questo motivo che abbiamo deciso di allargare i nostri servizi anche alla fascia che va dalla prima infanzia all’adolescenza, una fase cruciale per formarsi e comprendere il valore del denaro».
Vede vulnerabilità crescenti nella parte più giovane della popolazione?
«Negli ultimi 10 anni il numero dei minori che vivono in povertà assoluta è più che triplicato ed è passato dal 3,7% del 2008 al 12.5% del 2018. Stiamo parlando di 1,2 milioni di bambini che non hanno condizioni di vita accettabili. Io credo che la povertà educativa sia legata a quella economica e l’istruzione sia l’ingrediente fondamentale per uno sviluppo sostenibile e per costruire un futuro senza diseguaglianze, economiche e sociali. È quindi importante che si investa nell’educazione sin dalla tenera età, accrescendo così il livello di consapevolezza e conoscenza. Ne abbiamo bisogno, soprattutto come paese Italia, e la crisi legata alla pandemia sta peggiorando la situazione. Lo scorso 11 settembre l’Istat ha pubblicato i dati sul mercato del lavoro: il quadro è desolante. Nel secondo trimestre c’è stato un calo degli occupati di 841 mila unità; tra chi ha perso il lavoro ci sono soprattutto i giovani della fascia 15-34 anni, il cui livello di occupazione è passato dal 50% del 2008 al 39,1% attuale. Questi sono numeri molto pesanti per un paese economicamente avanzato».
In che cosa consiste il nuovo progetto Young612?
«È l’educazione finanziaria per i più giovani, un progetto completamente digitale che si articola in tre iniziative: “Impariamo l’economia sostenibile” con i Lego, in collaborazione con Brick4 Kidz per la fascia quattro-otto anni, “Crescere Pari” per l’età 6-12 anni, l’app sviluppata con il Museo dei bambini di Roma ed Explora; “17 passi verso la sostenibilità”, con Redooc.com per i giovani tra 12 e 16 anni. La prima nasce dopo il successo di “Stem in the City”. Si tratta di tre nuovi video, indirizzati ai giovani dai quattro agli otto anni, sulla realizzazione degli obiettivi globali ed è stata fatta con Bricks 4 Kidz®, nostro partner. La finalità è aiutare i bambini a comprendere cos’è l’economia sostenibile, invitandoli a svolgere diverse azioni, in casa o in classe, collegate all’argomento: pensieri, disegni, scritti, gare fotografiche. I goal saranno spiegati, in modo divertente, attraverso video con piccoli mattoncini Lego®, per avvicinare i bambini a questi nuovi concetti, chiarendo loro come ciascuno di noi possa contribuire a preservare il pianeta. “Crescere Pari” è invece l’esperienza digitale che prende spunto dal tema dei diritti, dell’uguaglianza e della lotta agli stereotipi. Si tratta di un’area di gioco fisica realizzata dal Museo dei bambini a Roma, finanziata da Glt e altri sponsor come FeDuf, Eni Nestlè e Regione Lazio. Sarà riproposta attraverso un sito e un’app. Si tratta di un percorso digitale finalizzato ad approfondire diritti e doveri, uguaglianze e unicità, superando gli stereotipi di genere, con la finalità di avvicinare al tema non solo i bambini, ma anche le famiglie, le scuole e l’intera comunità. Infine il progetto in collaborazione con Redooc 12-16, riguarderà la produzione di materiale multimediale sul tema “17 passi verso la sostenibilità”: i 17 global goal saranno messi on line con contenuti didattici, vere e proprie lezioni con domande interattive e quiz che permettono di accumulare punti. Anche in questo caso una modalità nuova per affrontare temi importanti che scandiranno il futuro delle nuove generazioni. Il progetto Young612 sarà presentato al prossimo evento nazionale di Asvis sul Goal 10 per ridurre le disuguaglianze e alla conferenza annuale della Fondazione il 12 novembre».
Perché lanciare Young612 ora?
«Ritengo che si debbano dare risposte che raccolgano le esigenze del momento, ora più che mai. Durante il lockdown, le famiglie si sono sentite smarrite, chiamate ad affrontare una situazione mai sperimentata e con la necessità di continuare a dare un corso normale a una quotidianità nuova. Gli italiani sono riusciti a gestire l’eccezionalità della situazione, ma le ricadute di quanto è successo vanno gestite. Adesso bisogna offrire ai giovani una nuova prospettiva, in un contesto che mostra grandi carenze, sia dal punto di vista educativo, sia formativo. Faccio un esempio: in Italia mancano le strutture per l’infanzia, dagli asili ai doposcuola, presupposto fondamentale perché si crei un percorso di crescita in un contesto di partecipazione e anche di difesa della legalità nelle zone a più alto abbandono scolastico. È fondamentale quindi offrire strumenti che aumentino conoscenza e consapevolezza ai risparmiatori di domani, che oggi rischiano di non avere le basi necessarie per affrontare responsabilmente il futuro».
Le scuole hanno riaperto agli studenti dopo quasi sei mesi di chiusura: oltre 8 milioni di giovani hanno avuto la possibilità di ritornare alla loro vita, di cui l’istruzione è un aspetto imprescindibile. Che cosa ci ha insegnato il Covid?
«Il Covid ci ha insegnato che l’istruzione è una priorità. Una comunità per crescere ha bisogno di educazione e lavoro. L’abbandono scolastico è un problema crescente, che colpisce il nostro paese da nord a sud. I dati di Eurostat per il 2019 mostrano che la percentuale di giovani europei tra 18 e 24 anni che ha lasciato gli studi prima di diplomarsi è stata del 10,2%, ma la percentuale italiana è del 13,5%. Inoltre i dati Istat del 2019 sulle prove Invalsi mostrano che il 34,4% degli studenti italiani che frequentano il terzo anno della scuola media “non raggiunge un livello sufficiente di competenza alfabetica”: questi ragazzi non riescono, cioè, a decodificare testi semplici e con informazioni esplicite sull’oggetto trattato. Per la matematica il dato è del 40,1%».
Il Covid ci ha posto quindi di fronte a una svolta?
«Sì, il Covid ci ha posto di fronte a una svolta, ma è un’opportunità da cogliere e, questa volta, non ci sono appelli: scuola, stato, famiglia e comunità devono fare la propria parte. Ci sono tutti i presupposti per un esito positivo perché ci sono gli strumenti per farlo, vedi gli investimenti europei, ma c’è anche una maggiore sensibilità della cittadinanza. Occorre formare una struttura educativa che offra strumenti adeguati alle nuove generazioni, che passa dall’alfabetizzazione finanziaria al riconoscimento dei diritti e doveri delle persone, superando le disparità di genere e le diversità. Bisogna che si vada tutti nella stessa direzione con una condivisione delle responsabilità, perché non si possono lasciare sacche di ignoranza nel paese: l’industria finanziaria, ad esempio con le fondazioni bancarie, deve fare la propria parte, così come il terzo settore. Glt, ad esempio, durante il lockdown ha distribuito 38 mila licenze di accesso alla piattaforma Redooc.com per l’apprendimento delle materie Stem anche per Bes e Dsa e ha un programma di elargizione di borse di studio per persone meritevoli e meno abbienti per avviarsi allo studio di materie Stem; finanziamo progetti loro dedicati per una precisa responsabilità che sentiamo, ma il nostro deve essere uno sforzo all’interno di un piano che coinvolge più attori. La pandemia ci ha messo a dura prova e c’è bisogno di una risposta corale: ce la possiamo fare se tutti insieme ci diamo una mano».
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

