a cura di Pinuccia Parini
Sono passati ormai cinque anni da quando un milione di persone ha inondato le strade di Hong Kong per protestare contro la legge draconiana sulla sicurezza. È stata la manifestazione più grande nella storia di Hong Kong: donne, uomini, bambini, giovani e anziani si sono riversati tra i palazzi dell’ex protettorato britannico. Fu una risposta pacifica contro Carrie Lam, a capo dell’esecutivo della regione, affinché ritirasse un disegno di legge sull’estradizione in Cina per coloro che fossero sospettati di essere dei criminali. Un simile evento avrebbe fatto desistere un leader eletto democraticamente dal proseguire nel suo intento, ma Lam era una burocrate voluta da Pechino. Da quel giorno sono iniziati ulteriori scontri e proteste per richiedere elezioni libere, ma la longa manus di Xi Jinping non ha mollato la presa: progressivamente il governo centrale ha ridimensionato le libertà politiche, economiche e sociali di Hong Kong, respingendo le richieste dei movimenti democratici per elezioni a suffragio universale.
LA MANO PESANTE DI PECHINO
È così avvenuto che, nel 2020, è stata introdotta la legge sulla sicurezza nazionale, che prevede il carcere a vita per la sedizione e la repressione di ogni forma di dissenso politico, seguita da una riforma elettorale che ha ridotto in modo drastico la percentuale dei legislatori che possono essere eletti direttamente dai cittadini e ha aumentato, di fatto, il controllo da parte della Repubblica Popolare. Dei 90 seggi, quasi la metà è scelta dal comitato elettorale pro-Pechino e il resto da gruppi di interesse legati alla capitale cinese. A Carrie Lam, nel 2022, è succeduto John Lee Ka-chiu quale governatore locale, unico candidato in lizza che ha ricevuto quasi il consenso totale dei 1.428 votanti (solo otto contrari e quattro astenuti) e che ha proseguito la linea politica del suo predecessore. Lee, ex-funzionario della polizia di locale, aveva ricoperto il ruolo di segretario per la sicurezza della Hong Kong Special Administration Region (Hksar) dal 2017 al 2021.
Nel 2023, alle elezioni amministrative, che servono a rinnovare i consigli comunali, ha votato solo il 27,5% degli elettori registrati: un forte calo rispetto al 71,2% del 2019, probabilmente frutto dei cambiamenti introdotti nel 2021 che, sostanzialmente, fanno in modo che solo i fedeli al regime cinese siano eletti. Negli ultimi quattro anni molti dei dissidenti, attivisti e politici critici nei confronti del Dragone sono stati arrestati o hanno lasciato il Paese. La situazione che si è venuta a creare non può non avere conseguenze sul futuro della Hksar, anche da un punto di vista economico.
OUTLOOK STABILE
Lo scorso aprile l’agenzia di rating Fitch ha confermato Hong Kong a AA- con prospettive stabili, affermando che la revisione dell’outlook sul rating A+ della Cina a negativo non è sufficientemente rilevante per il profilo di credito della regione. I fondamentali del debito risultano invariati: «L’economia di Hong Kong dipende in larga misura da quella della Cina continentale, ma il rating AA- rimane sostenuto dalle ampie riserve fiscali, dalle solide finanze esterne e dagli elevati livelli di reddito pro capite del territorio». In base a fonti governative, si apprende che la HKsar ha registrato una crescita moderata nel primo trimestre del 2024. Le esportazioni di servizi sono rimaste un importante motore di crescita, mentre l’export totale di beni è ulteriormente migliorato. I consumi privati e la spesa complessiva per gli investimenti hanno continuato a espandersi. Il Pil reale è cresciuto del 2,7% su base annua, dopo un aumento del 4,3% nei tre mesi precedenti. In un confronto trimestrale destagionalizzato, il Pil reale è aumentato del 2,3%. In prospettiva, l’economia di Hong Kong è accreditata di un’ulteriore crescita nel resto dell’anno. Le esportazioni di servizi dovrebbero essere sostenute dal rilancio del turismo in entrata, dalla continua ripresa della capacità di movimentazione e dagli sforzi del governo per promuovere un’economia dei mega-eventi. Le esportazioni di beni dovrebbero migliorare ulteriormente se la domanda esterna reggerà; anche se le tensioni geopolitiche porteranno incertezze (…), la previsione di crescita del Pil reale per l’intero 2024 viene mantenuta al 2,5-3,5%. I tassi previsti di inflazione dei prezzi al consumo sottostante e nominale per il 2024 sono mantenuti rispettivamente all’1,7% e al 2,4%»1. Ma la vera questione di fondo è capire come il ruolo di Hong Kong cambierà nel tempo.
QUALE FUTURO PER LA HKSAR?
La traiettoria di trasformazione della Hksar mostra una sempre maggiore integrazione con la Repubblica Popolare. Ciò avrà sicuramente pesanti costi per la ex-colonia britannica. Il settore finanziario pesa per circa un quarto del Pil di Hong Kong, un ruolo decisamente importante all’interno di un’economia trainata dai servizi. L’innovazione all’interno di quest’ultima rimane un punto focale, vista la vivacità che ha sempre connotato la piazza; la retorica afferma che Hong Kong avrà sempre un ruolo di ponte tra la “terra ferma” e i mercati internazionali. Di fatto, una maggiore integrazione finanziaria è iniziata grazie anche allo schema “stock connect”, che permette l’investimento reciproco transfrontaliero tra la regione amministrativa speciale e i mercati continentali, a riprova della stretta collaborazione tra le diverse autorità competenti da entrambi i lati. Inoltre, a metà del 2023, la borsa di Hong Kong ha introdotto azioni denominate in renminbi, probabilmente uno sforzo per favorire potenzialmente l’internazionalizzazione della divisa cinese.
GLI INVESTITORI SE NE VANNO
Nel gennaio di quest’anno, l’Autorità monetaria di Hong Kong ha varato nuove misure per approfondire i legami finanziari con la Cina continentale. Tuttavia, vista l’incertezza generale che pesa sulla regione in termini di legislazione, diversi clienti hanno trasferito i loro patrimoni in altri hub dell’area geografica e alcune aziende si sono spostate altrove. Le imprese, gli investitori stranieri e locali hanno espresso il timore che l’articolo 23, ossia la legge per la sicurezza nazionale della regione approvata lo scorso marzo a integrazione di quella del 2020, possa limitare in modo significativo la libertà dei singoli cittadini e, di conseguenza, anche quella di fare impresa.
Più INTEGRAZIONE CON LA CINA
Per quanto riguarda l’attività economica, Hong Kong ha firmato 250 accordi bilaterali che riguardano il commercio, la fiscalità, la protezione e la promozione degli investimenti e ha fatto domanda per il Partenariato economico globale regionale (Rcep). Indubbiamente, il governo sta portando avanti una maggiore integrazione economica con la Cina continentale, come nel caso della “Greater Bay Area” (Gba), che collega Hong Kong, Macao e nove città del Guangdong. L’area totale è di circa 56 mila km quadrati, con una popolazione che supera 86 milioni di abitanti. Come si legge dal sito dedicato, «allo sviluppo della Gba è stato riconosciuto lo status di pianificazione strategica chiave nel piano di espansione del Paese, avendo grande importanza nell’attuazione della crescita guidata dall’innovazione e nell’impegno per la riforma e l’apertura». L’approccio adottato sembra riflettere lo slogan “un paese, due sistemi”.
Come rilevato in uno studio del Center for Strategic and International Studies, “The Erosion of Hong Kong’s Autonomy since 2020: Implications for the United States”, «Pechino è stata esplicita nel volere sfruttare la reputazione e il posizionamento internazionale di Hong Kong per promuovere le priorità nazionali, come il potenziamento industriale e tecnologico. Il Gba intende infatti incubare imprese tecnologiche e istituti di ricerca in aree critiche per la visione high-tech di Xi, come i semiconduttori, l’intelligenza artificiale, l’aerospazio e la tecnologia biomedica». Da ciò che emerge dall’analisi fatta dal think tank è chiaro che sarà Pechino a coordinare il funzionamento dell’iniziativa.
27 ANNI FA
Il primo luglio del 1997 ci fu l’handover di Hong Kong alla Cina, con l’impegno di quest’ultima a non cambiare il sistema sociale ed economico, compreso lo stile di vita della ex-colonia britannica per almeno 50 anni, ossia nel 2047, l’anno entro cui è prevista la fine della regione amministrativa a statuto speciale. La situazione attuale, però, mostra già una netta e non sorprendente evoluzione: il peso di Pechino, soprattutto con la leadership in carica, sarà sempre maggiore. Nel frattempo, lo scorso 30 maggio, dei 47 più importanti attivisti politici arrestati circa tre anni fa, 14 sono stati condannati da un tribunale di Hong Kong e ritenuti colpevoli di cospirazione a scopo di sovversione. Due sono stati assolti, ma ci sarà un ricorso in appello da parte dell’accusa. Gli altri 31 imputati si sono dichiarati colpevoli e saranno giudicati in un secondo momento. Non è un segnale incoraggiante per chi vive a Hong Kong, ma neppure per chi vuole svolgervi un’attività.
1.(https://www.hkeconomy.gov.hk/en/situation/development/index.htm)
leggi il numero 166
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

