di Daniel Zanin, senior analyst, investment research, Invesco e David Aujla, portfolio manager, Invesco
I mercati globali azionari, creditizi e dei titoli governativi hanno registrato rendimenti fortemente negativi nel mese di marzo a seguito dell’invasione statunitense dell’Iran.
Lo shock energetico è stato storico e ha accresciuto i rischi di una crescita globale più debole oltre che di un’inflazione più elevata. Con l’evolversi, nel corso di aprile, delle notizie su diversi cessate il fuoco e la potenziale riattivazione dell’offerta globale di petrolio, la propensione al rischio degli investitori ha recuperato, pur rimanendo su un trend in rallentamento. Nonostante i titoli di giornale muovano i prezzi degli asset su base giornaliera, l’incertezza legata alle forniture di petrolio e alle infrastrutture energetiche chiave rimane centrale, aumentando i rischi per la stabilità economica globale.
La crescita economica, però, continua a fungere da forza di compensazione rispetto ai venti contrari derivanti dai prezzi energetici più elevati, inclusi i loro effetti negativi sulla spesa e sul sentiment dei consumatori. Le imprese non hanno ancora registrato conseguenze materiali in termini di profittabilità e margini.
GLI UTILI CONTINUANO A CRESCERE
Agli inizi di marzo, con quasi un terzo delle società dell’S&P 500 che ha riportato gli utili, il margine di profitto netto “non-aggiustato” del primo trimestre 2025 si attesta al 13,4%, livello che, se confermato, rappresenterebbe il più alto dal 2009.¹ Guardando avanti, la resilienza dei nostri indicatori economici resta condizionata alla durata del conflitto in Medio Oriente e al tempo necessario, affinché l’offerta di petrolio torni ai livelli pre‑conflitto: due fattori che rimangono incerti e suggeriscono cautela nel breve termine. Di conseguenza, con una crescita sopra il trend e una continua decelerazione della propensione al rischio globale, il nostro framework si riconferma in un regime di rallentamento. Al momento della redazione di queste note, il conflitto in corso non segnala un esito di fine ciclo. Piuttosto, il rallentamento riflette una pausa del momentum ciclico rispetto al trimestre precedente, mentre il sentiment di mercato si ricalibra in risposta al contesto economico, fiscale, monetario e geopolitico attuale.
RIMANE IL RISCHIO INFLATIVO
L’attuale equilibrio dei rischi può essere analizzato anche attraverso la lente dell’inflazione, poiché i prezzi energetici più elevati continuano a tradursi in una dinamica inflativa più sostenuta a livello regionale. I nostri indicatori di momentum dell’inflazione restano positivi, trainati principalmente dagli input energetici. Guardando avanti, questa dinamica complica le prospettive di politica monetaria, in particolare per le banche centrali delle economie importatrici di energia. Qualora le infrastrutture energetiche chiave in Medio Oriente continuassero a rappresentare un limite per l’offerta globale, il rischio inflativo sarebbe destinato a rimanere una minaccia rilevante per i consumatori e per l’economia nel suo complesso.
SI INDEBOLISCE LA CRESCITA AL DI FUORI DEGLI USA
Sebbene il regime resti invariato, il nostro segnale sul dollaro Usa passa da negativo a neutrale. Questo cambiamento riflette il deterioramento dei dati di sorpresa economica internazionale, che nel corso del mese hanno mostrato un deciso indebolimento. Pur restando nel complesso sopra trend, gli indicatori economici anticipatori al di fuori degli Stati Uniti rallentano, con pubblicazioni generalmente inferiori alle attese.
Queste sorprese negative si sono concentrate nelle regioni più esposte ai rialzi dei prezzi energetici, in particolare l’area euro. Con il protrarsi del conflitto tra Stati Uniti e Iran e le conseguenti restrizioni all’offerta di petrolio, gli effetti economici negativi hanno iniziato a emergere nelle economie importatrici di energia, soprattutto in Europa. Guardando avanti, le regioni maggiormente dipendenti dai flussi di petrolio attraverso il Medio Oriente sono più esposte a rischi inflazionistici e di crescita qualora il conflitto dovesse continuare.
Inoltre, il differenziale tra i tassi a breve termine statunitensi e quelli non statunitensi si sta riducendo, poiché le crescenti pressioni inflazionistiche hanno costretto le aspettative sui tassi globali a convergere.
continua a leggere
Redazione
La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.

