di Daniel Zanin, analyst, investment research, Invesco
C’erano una volta tre orsi: mamma orso, papà orso e il loro piccolo orsetto. In attesa che la zuppa si raffreddi, i tre decidono di allontanarsi da casa per fare una passeggiata. Una piccola bambina, chiamata Riccioli d’oro, di passaggio da quelle parti, vedendo la casa vuota, vi si intrufola e, affamata, divora la zuppa, rompe una sedia e decide di schiacciare un pisolino su un letto appena rifatto. Al loro ritorno, i tre orsi si accorgono del marasma presente in casa e trovano Riccioli d’oro ancora addormentata. Svegliatasi di soprassalto e spaventatasi, la bambina scappa, ripromettendosi di non farlo mai più!
Questa fiaba viene storicamente attribuita ai fratelli Grimm (1785-1863), ma fu scritta anni prima da Robert Southey e pubblicata in “The Doctor” (1837). A volere essere pignoli, il racconto potrebbe avere un’origine popolare ed essere stato tramandato oralmente per decenni prima dell’800. A più di 150 anni dalla sua iniziale stesura, però, è abbastanza sorprendente osservare quanto, ancora oggi, queste poche righe possano offrirci spunti di riflessione sui più disparati scenari macroeconomici.
Nel corso del 2023, la stampa americana ha utilizzato metaforicamente la fiaba “Riccioli d’oro” per descrivere il possibile atterraggio morbido della crescita economica, nonostante il rialzo dei tassi d’interesse. Proprio come alla fine del racconto, dove la protagonista esce indenne dalle fauci dei tre orsi malgrado lo scompiglio creato (come lo può creare un rapido rialzo dei tassi), così l’economia potrebbe riuscire a rimettersi in carreggiata senza subire importanti conseguenze.
Sebbene reputi questo esempio particolarmente calzante, vorrei provare a rileggere questa fiaba con una lente più soggettiva, legandola all’andamento di un asset finanziario, l’oro, che, non a caso, tinge i capelli della nostra protagonista. Da inizio anno, il bene rifugio per eccellenza segna una performance di oltre il 14% (a metà maggio), dopo avere registrato nuovi massimi storici ad aprile. Dall’inizio del 2023, il rialzo è superiore al 26%, in linea con l’indice americano S&P 500.
Parafrasando la fiaba, con una performance a doppia cifra, il metallo giallo ha quindi dimostrato di essere riuscito “a scappare via”. Se, da un lato, mi sento di avere anticipato il finale del mio racconto, dall’altro, credo sia utile capire come ciò sia avvenuto attribuendo a ciascuno dei tre orsi una diversa lettura del contesto economico-finanziario.
IL PICCOLO ORSETTO
Il cucciolo di orso penso che possa ben rappresentare la volontà degli investitori di ripararsi dalla preoccupazione dell’inflazione: con i prezzi al consumo in aumento, l’aspettativa di un ribasso sul potere d’acquisto potrebbe avere guidato un parziale riposizionamento degli investitori verso un bene rifugio. La protezione dall’inflazione può essere raggiunta anche attraverso altri strumenti, come ad esempio le obbligazioni, sia nominali, sia protette dalla stessa inflazione. Le aspettative di lungo periodo, negli ultimi 18 mesi, sono rimaste ancorate a livelli non distanti dagli obiettivi di politica monetaria e, in assenza di significativi rimbalzi a V dei prezzi, mi sento di ipotizzare che questa non sia stata una motivazione particolarmente forte per guidare la recente corsa dell’oro.
MAMMA ORSA
La figura di mamma orsa, invece, potrebbe rappresentare gli investitori che hanno voluto assicurarsi una protezione rispetto alle ipotesi di fallimento delle politiche fiscali e monetarie. In giro per il globo, negli ultimi 24 mesi non sono di certo mancate le tensioni a livello politico ed economico.Inoltre, molti, intimoriti dall’acuirsi dei rischi geopolitici, come lo scoppio di nuovi conflitti o l’inasprimento degli attuali, potrebbero avere deciso di migrare verso un bene rifugio, riconosciuto internazionalmente. A ciò si legherebbero poi le incertezze derivanti dalle revisioni al rialzo della spesa pubblica, con la conseguente minaccia sulla sostenibilità del debito e sulla più generale credibilità delle politiche fiscali. Non da meno, alcuni investitori potrebbero avere deciso di correre ai ripari prevedendo possibili fallimenti delle politiche monetarie. L’investitore che vede nell’oro un bene di conforto potrebbe avere aumentato la propria esposizione al metallo prezioso con l’ottica di dovere gestire fasi particolarmente incerte nell’immediato futuro.
PAPÀ ORSO
Infine, papà orso potrebbe rappresentare la forte domanda d’oro da parte dei paesi emergenti. Secondo Gavekal Research, la maggior parte degli acquisti su scala globale, negli ultimi mesi è avvenuta nei paesi emergenti: 30% in Cina, 25% in India, 20% in Medio Oriente. Alla base di questa forte impennata nella domanda ci sarebbero le banche centrali. Quest’ultime starebbero infatti aumentando le riserve aurifere per diversificare l’esposizione e, in alcuni casi, diminuire la dipendenza dal dollaro americano. Guardando al Dragone, secondo la China Gold Association, nei soli primi tre mesi del 2024 si è registrato un aumento di domanda per circa il 6%, rispetto allo scorso anno. A pesare, in questo caso, potrebbe esserci anche un calo della fiducia nei settori d’investimento più tradizionali, come l’immobiliare.
Come finisce la fiaba da me rivisitata? Se da un lato, dunque, il marasma nella stanza di certo non manca, dall’altro credo sia utile, come investitori, provare a capire, nei prossimi mesi, se i tre orsi saranno più promensi a restare oppure a uscire dalla casa degli investitori. Oggi, non sta a me dire se la corsa dell’oro sia o non sia ancora arrivata al suo termine, ma su un punto posso provare a sbilanciarmi: se questi tre orsi dovessero rimanere, o rientrare prepotentemente all’interno della stanza dove Riccioli d’Oro riposa, allora sarebbe lecito aspettarsi un nuovo spavento della nostra protagonista e una ripresa della corsa anche nel nostro racconto.
Considerazioni sui rischi
Il valore degli investimenti ed il reddito da essi derivante possono oscillare (in parte a causa di fluttuazioni dei tassi di cambio) e gli investitori potrebbero non ottenere l‘intero importo inizialmente investito.
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