Dopo un primo semestre in cui l’Italia si è rivelata l’economia con la maggiore ripresa all’interno dell’intera Ocse, con un rimbalzo del Pil nel secondo trimestre del 7,9%, contro il 5% degli Usa, il 2,7% della Cina e il 2,1% della Germania, sul nostro Paese è tornato un cupo pessimismo.

La caduta del governo Draghi, i problemi energetici che vanno a colpire una struttura industriale molto forte e strategica per l’intera economia, il passaggio della Bce a una posizione molto dura sui tassi e la sempre più probabile stagflazione potrebbero avere un effetto devastante sulla nostra nazione. Non a caso lo spread del Btp è salito non poco. E anche il programma Tpi, che dovrebbe fornire un aiuto sostanziale in caso di crescita dei differenziali, comporta condizioni molto pesanti

La storia recente dell’economia italiana ha del miracoloso.

Il Paese, infatti, è stato duramente colpito dalle prime due ondate della pandemia di Covid e ha registrato nel 2020 un calo del Pil pari a -8,9%, una delle recessioni più brutali fra le nazioni dell’area Ocse.

Da allora, però, le cose sono cambiate nettamente in meglio: nel secondo trimestre di questo 2022 l’economia del Belpaese ha messo a segno un rimbalzo del 7,9% e questa performance pone la nostra nazione in posizione di leadership nel novero delle economie rilevanti.

Basti pensare che il dato equivalente per gli Stati Uniti è stato +5%. Se andiamo poi a osservare i nostri vicini, scopriamo che la locomotiva tedesca non è andata oltre un modesto +2,1%. Addirittura l’Italia ha lasciato indietro super-tigri asiatiche come la Cina (+2,7%) e la Corea del Sud (+5,6%).

Una Penisola, dunque, in grado di recuperare meglio di corazzate industriali super-competitive, anche se va detto che le ultime tre realtà citate avevano visto un calo meno intenso rispetto a noi nel 2020.

VITALITÀ E BRILLANTEZZA

Questi dati, però, sono qui a ricordarci un elemento: il nostro sistema ha mostrato una vitalità e una brillantezza che ormai quasi tutti davano per perse da almeno la metà degli  anni ‘90.

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.