Dall’inizio dell’anno, la tecnologia è tornata a trainare il mercato, nonostante l’atteggiamento delle banche centrali rimanga ancora cauto: l’inflazione non è ancora ritornata ai target attesi e i segnali di un rallentamento globale stanno aumentando.

Ciononostante, quasi tutti i maggiori indici azionari hanno segnato ritorni positivi, probabilmente spiegabili con l’espansione dei multipli, visto che gli utili aziendali non hanno mostrato particolare forza. Lo scenario globale si presenta molto diversificato, sia da un punto di vista macroeconomico, sia per quanto riguarda la politica monetaria e fiscale: agli estremi opposti si trovano gli Stati Uniti e la Cina.

Per quanto riguarda le azioni, il campo degli investitori è diviso tra coloro che vedono un rientro dell’inflazione e un indebolimento contenuto della crescita e coloro, invece, che si attendono una recessione. Dalle due posizioni emergono valutazioni differenti sull’asset class azionaria e sulla strategia da implementare

Il 2023 è stato un anno sorprendente. I primi sette mesi si sono chiusi con performance azionarie generalmente positive, in cui a farla da padrone sono stati i titoli tecnologici del Nasdaq. Un ribaltamento completo rispetto all’anno passato e anche, per certi versi, rispetto alla ripresa vista nei sei mesi intercorsi fra l’ultimo trimestre del 2022 e il primo di quest’anno. In quel periodo il protagonista assoluto sembrava il tipico movimento ciclico che anticipava la fine del rialzo dei tassi e una graduale ripresa dell’economia. Un paradigma che vede tipicamente fare bene le aziende caratterizzate da un forte beta rispetto all’andamento macro, la duration obbligazionaria e gli asset emergenti. 

Ci siamo trovati, invece, con le banche centrali ancora hawkish, un’economia europea de facto in recessione, una Cina in crisi e un’America che, come vedremo, ha tenuto (ancora una volta) grazie ai consumi. In tutto ciò, i supposti titoli ad alta duration sono tornati a sovraperformare in maniera potente. Sicuramente, l’entusiasmo che ha suscitato il tema dell’intelligenza artificiale generativa è stato forte, ma fa impressione, al di là dell’intensità dei rendimenti, il ritorno di fiamma delle mega-cap growth statunitensi, per le quali l’impatto sui conti di questa rivoluzione tecnologica è ancora molto ridotto. 

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.