Giancarlo Fonseca, country head Italy di Lombard Odier Investment Managers.
Cresce la diffusione delle auto elettriche nel mondo, ma, contestualmente, continuano le critiche a questa nuova modalità di trasporto. Che cosa ne pensa?
«Quando si parla di veicoli elettrici (Ev), emergono molti equivoci. Pensiamo che sia importante confutare ciò che riteniamo teorie non corrette attraverso un’analisi basata sulla scienza, l’ingegneria e le ricerche di mercato per mostrare alcuni dei reali vantaggi che i veicoli elettrici offrono oggi come tecnologia pulita. Ad esempio, è un mito da sfatare sostenere che il processo di produzione di un veicolo elettrico sia inquinante. Se è vero che le emissioni durante la fase di produzione di un Ev sono superiori a quelle di un’auto a benzina o diesel che utilizza un motore a combustione interna, la realtà è che il 75% delle emissioni totali proviene dalla combustione di combustibili fossili durante la fase di utilizzo. Pertanto, dobbiamo misurare le emissioni di un veicolo durante il suo intero ciclo di vita: le fasi di produzione e di utilizzo insieme. Un Ev caricato sulla rete europea è per circa il 70% più pulito di un’auto a benzina equivalente. Nello scenario migliore, in cui, sia la produzione di batterie, sia la ricarica utilizzino la rete elettrica più pulita, un veicolo elettrico di medie dimensioni è per circa l’83% più pulito di un’auto a benzina».
Tuttavia, l’energia utilizzata per ricaricare la batteria, che ha una vita relativamente breve, non inquina? Inoltre, le batterie sono riciclabili?
«La maggior parte delle batterie dei veicoli elettrici ha una garanzia di circa otto anni o 100 mila miglia, ma si prevede che vivranno molto di più e la loro durata continua a migliorare. Sostenere che l’elettricità utilizzata per caricarle inquini implica che la rete elettrica non si decarbonizzerà mai. Per quanto riguarda il loro riciclo, sta già avvenendo per motivi economici, perché i metalli utilizzati sono di valore e perché le normative impongono alle case automobilistiche di assumersi la responsabilità di quelle esauste, così come già avviene per quelle dei motori a scoppio. Tuttavia, le sfide per il settore rimangono. La mancanza di standardizzazione fa sì che i diversi design e le differenti componenti chimiche rendano difficile l’identificazione e il trattamento delle batterie per il riciclo. Attualmente, la sfida principale è la scarsa disponibilità di batterie da riciclare».
Meglio un veicolo elettrico, uno ibrido plug-in o un’auto all’idrogeno?
«I veicoli elettrici sono superiori agli ibridi plug-in e alle auto a idrogeno perché inquinano meno e sono più efficienti. Le auto ibride plug-in danneggiano l’ambiente, inquinando cinque-sette volte di più di quanto pubblicizzato dalle case automobilistiche. Le auto a idrogeno sono meno efficienti dei veicoli elettrici perché solo il 33% dell’energia utilizzata viene trasformata in energia alle ruote, mentre i veicoli elettrici ne trasformano il 77%. In aggiunta, il costo dell’idrogeno è generalmente superiore a quello dell’elettricità su base energetica e la costruzione di infrastrutture per l’idrogeno è cara».
La realizzazione di una batteria per un veicolo elettrico comporta però un’elevata estrazione di metallo. Inoltre, per realizzare quest’ultima, occorre il cobalto, la cui estrazione avviene in luoghi nel mondo dove vengono violati i diritti umani. È d’accordo?
«È vero, ma l’estrazione mineraria necessaria per l’utilizzo di un’auto a combustione interna, per l’intera durata della sua vita, è molto più elevata, in quanto i combustibili fossili bruciati sono effimeri e monouso: si trasformano in fumi che finiscono nell’atmosfera, creano inquinamento e non possono essere riutilizzati. La produzione di un Ev, invece, richiede minerali una tantum per produrre la batteria, ma non brucia continuamente combustibili fossili per generare la forza motrice. Un Ev necessita, in media, 160 kg di minerali di transizione per costruire il suo sistema di batterie, rispetto ai 12.800 kg di benzina bruciati da un’auto a combustione interna nel corso della sua vita: ciò rende quest’ultima 80 volte più intensiva di materiali rispetto al veicolo elettrico. Per quanto riguarda il cobalto, circa il 70% proviene oggi dalla Repubblica Democratica del Congo, dove avvengono violazioni dei diritti umani durante l’estrazione del metallo nelle cosiddette pratiche artigianali, che pesano solo per il 15% di tutto l’ammontare estratto. Inoltre, le case automobilistiche stanno progressivamente riducendo e persino eliminando del tutto il cobalto dalle batterie per evitare rischi di reputazione. Oggi si stanno sviluppando nuove chimiche di batterie che utilizzano una quantità minima di cobalto o che non ne utilizzano affatto, come le batterie al litio ferro fosfato».
Ma la rete elettrica a disposizione sarà sufficiente a rispondere al crescente aumento di Ev?
«Secondo i team di ricerca e gli ingegneri di diversi laboratori energetici statunitensi, l’accelerazione dell’adozione dei veicoli elettrici non raggiungerà una sorta di “punto di svolta” in cui la ricarica dei veicoli elettrici sommergerà la rete elettrica. Gli esperti affermano che l’intero settore delle utility elettriche è ben consapevole di questo imminente carico e si sta adattando quotidianamente per supportare un futuro dominato dagli Ev. Negli Stati Uniti, la domanda di elettricità potrebbe aumentare del 25% se l’intera flotta del paese, composta da 290 milioni di auto e camion, diventasse elettrica da un giorno all’altro, ma ciò non accadrà realisticamente. Nel Regno Unito, anche se tutti i veicoli diventassero elettrici in un colpo solo, la domanda di elettricità aumenterebbe solo del 10% circa».
Ritenete che gli Ev rimangano quindi un valido tema d’investimento?
«Ci piace questo tema perché siamo convinti che il momentum dell’elettrificazione stia continuando. Secondo le stime, quest’anno, le vendite di veicoli elettrici raggiungeranno il 18% del totale, in forte aumento rispetto al 4% del 2020. Autonomia, affidabilità e sicurezza sono migliorate. I punti di ricarica per veicoli elettrici hanno registrato una crescita di quasi il 50% a livello globale dal 2015, aumentando l’attrattività, l’accessibilità e il potenziale di mercato degli Ev. Grazie a questi forti stimoli, sarà sempre più difficile per i veicoli a combustione rimanere competitivi. La diffusione delle infrastrutture di ricarica è destinata a proseguire. Le revisioni proposte dall’Ue alla direttiva Epbd (Energy performance building directive) prevedono, tra l’altro, l’introduzione di infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici all’interno degli edifici residenziali e non. Per quanto riguarda i margini, a nostro avviso la guerra dei prezzi tra le case automobilistiche e l’aumento della concorrenza cinese contribuiscono a rendere i veicoli elettrici più interessanti per i consumatori. La loro continua adozione creerà opportunità lungo tutta la catena del valore, dai mercati dei componenti elettrici e dell’elettronica di potenza alle batterie, dalle materie prime, al software, per arrivare alle reti di ricarica e persino agli pneumatici più resistenti, utilizzati in questi veicoli».
Quali ambiti sono più interessanti e promettenti?
«La transizione energetica non comprende solo il passaggio alle energie rinnovabili in termini di offerta, ma anche una profonda trasformazione dei settori chiave connessi alla domanda, dagli edifici, alla mobilità e all’industria. A nostro avviso, l’elettrificazione della nostra economia rappresenta un cambiamento di sistema, che ridisegna le catene del valore e crea nuovi mercati potenziali e opportunità di profitto. Le tecnologie chiave stanno per raggiungere il livello di adozione di massa, determinando un cambiamento esponenziale e favorendo una maggiore efficienza delle risorse (energia o materiali), una minore impronta ambientale e una riduzione dei costi. Le differenze tra i segmenti di veicoli (ad esempio, lusso vs mainstream) creano anche opportunità per gli investitori più attenti, consentendo loro di posizionarsi in elementi della catena del valore con maggiori possibilità di conservare il potere di determinazione dei prezzi e dei margini. Al contempo, le nuove e più avanzate tecnologie per le batterie contribuiranno a rimodellare ulteriormente il panorama dei veicoli elettrici, promettendo tempi di ricarica più brevi, maggiore accessibilità, batterie più leggere e migliori caratteristiche di sicurezza. Queste innovazioni sono destinate a sciogliere le principali riserve sugli Ev, accelerandone l’adozione. Le pompe di calore stanno superando i sistemi di riscaldamento a combustibili fossili in termini di efficienza, anche con temperature molto fredde. Inoltre, i materiali e le risorse sono fondamentali per le sfide ambientali, che vanno dalla transizione verso il net zero alla dispersione di rifiuti nell’ambiente e agli impatti nocivi derivanti dall’eccessiva estrazione di risorse. Le inefficienze delle risorse e l’inadeguatezza dei sistemi di raccolta e riciclaggio comportano perdite economiche di trilioni di dollari, che generano un bacino di valore catturabile per le tecnologie e i business model basati sul ripensamento dell’uso dei prodotti, sulla riprogettazione, sulla rifabbricazione, sul riciclo, sul recupero e su altre strategie di economia circolare».
Quali sono le valutazioni e i titoli legati al tema Ev?
«L’universo della catena di valore dei veicoli elettrici è piuttosto vasto. Alcune aziende “poster child”, come Tesla*, sono ben note, ma altre, come Byd* in Cina, stanno conquistando rapidamente quote di mercato, mentre altre ancora si stanno trasformando rapidamente, come ad esempio Stellantis*, Si tratta di imprese che, a nostro avviso, presentano valutazioni che sono un terzo di quelle di Tesla. Anche le società produttrici di batterie e litio possono rappresentare opportunità interessanti. Inoltre, gruppi come Aptiv* sono indispensabili per la fornitura delle tecnologie necessarie per la produzione di veicoli elettrici. Recentemente, molti di questi nomi sono stati sottoposti a pressioni cicliche e non riflettono necessariamente l’opportunità di crescita strutturale a lungo termine dell’elettrificazione della mobilità».
*Eventuali riferimenti a società o titoli specifici non costituiscono una raccomandazione per l’acquisto, la vendita, la detenzione o l’investimento diretto in tali società o titoli. Non si deve in alcun modo ritenere che le raccomandazioni formulate in futuro genereranno una remunerazione o eguaglieranno la performance dei titoli discussi nel presente documento. I risultati passati non sono indicativi dei rendimenti futuri.
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

