Il pessimismo con cui era iniziato il 2023 è stato sconfessato nel corso dell’anno: l’economia ha tenuto meglio delle attese, l’inflazione ha conosciuto una significativa flessione e i mercati finanziari hanno complessivamente registrato una performance positiva. Tuttavia, il nuovo anno inizia con qualche interrogativo sull’evoluzione del contesto macroeconomico e sul rischio di una recessione in arrivo. Nel frattempo, le recenti decisioni delle maggiori banche centrali fanno pensare che, per quanto riguarda i tassi, potrebbe essere stato raggiunto il picco. Per il 2024, gli Stati Uniti sembrano in grado di riportare una crescita positiva, nonostante ci siano ancora alcuni punti di domanda su come avverrà la normalizzazione della politica monetaria da parte della Fed. A livello fiscale, non dovrebbero esserci interventi da parte dell’amministrazione, che affronta un anno elettorale. Sullo stato di salute delle aziende Usa, le stime per l’S&P500 prevedono una crescita degli utili che, in parte, è già riflessa nelle valutazioni azionarie e fa pensare che la sovraperformance di Wall Street potrebbe ridursi nell’ambito di un ulteriore processo di dispersione dei rendimenti
Per riuscire a meglio analizzare le prospettive a livello macro per il 2024, conviene innanzitutto tornare brevemente a un anno fa. Infatti, il periodo che va dalle ultime settimane del 2022 alle prime del 2023 è stato caratterizzato da un livello di pessimismo come raramente si è visto negli ultimi anni. In tutto il mondo occidentale, all’epoca, l’inflazione viaggiava ben oltre il 10%, con le banche centrali impegnate in una manovra di restrizione delle condizioni monetarie che ha riportato alla mente quanto aveva fatto Volcker alla Federal Reserve all’inizio degli anni ‘80. In particolare, il quadro appariva preoccupante in due aree del pianeta: la Cina e l’Europa. Quest’ultima si trovava nella poco invidiabile situazione di dovere gestire uno shock esogeno dato dal rincaro degli input energetici, che faceva temere un inverno di razionamenti, da catene di fornitura non ancora normalizzate, da un affievolimento della domanda globale e, infine, da una Bce decisa a stroncare il rincaro dei prezzi a ogni costo, dopo essere partita abbondantemente in ritardo. Dall’altra parte, il Dragone doveva contenere le conseguenze di uno scenario inedito dopo due anni di chiusura totale: un processo apparentemente inarrestabile di deterioramento delle relazioni con gli Usa e lo scoppio di una bolla immobiliare che, probabilmente, peserà per parecchio tempo sull’andamento dell’economia della Repubblica Popolare.
Per fortuna gli incubi peggiori non si sono materializzati: dopo 12 mesi ci troviamo, infatti, con un’Eurozona che dovrebbe avere registrato qualche decimale di crescita nel 2023 e un Pil cinese che, dovrebbe avere messo a segno un incremento compreso nella fascia fra +4,5% e +5%. Complessivamente, a livello globale, si stima che l’anno appena concluso abbia registrato un’espansione dell’economia intorno al 3%, un valore non particolarmente dissimile dalla media di lungo periodo. Il maggiore contributo è stato fornito dagli Stati Uniti, che, come vedremo, si sono orientati nell’ultimo biennio a un approccio decisamente peculiare, e da alcuni grandi emergenti quali Brasile, India, Indonesia, Messico e Vietnam, tutti in decisa ripresa.
Dato il quadro di relativa stabilità, a questo punto appare scontato chiedersi che cosa è lecito aspettarsi per il futuro prossimo. I dati macro, infatti, non sembrano destinati a essere caratterizzati da enormi scossoni: sostanzialmente si proseguirà con il trend degli ultimi trimestri. Nel concreto ciò significa che, come ricordano Chris Iggo, cio di Axa Im Core, e David Page, head of macro research di Axa Im, probabilmente assisteremo a una continuazione del rallentamento economico evidente negli ultimi mesi: «L’anno in corso è stato all’insegna della resilienza economica a fronte di una politica monetaria più restrittiva. Il 2024, invece, sarà presumibilmente caratterizzato da un rallentamento della crescita: prevediamo un’espansione dell’economia globale del 2,8% nel 2024, in calo rispetto al 3% stimato nel 2023. La recessione più volte evocata non è mai arrivata e, salvo gravi shock, non ce ne aspettiamo una nemmeno il prossimo anno».
Europa, il ritorno alla mediocrità ciclica
Cina, ripresa timida e mercati in difficoltà
continua a leggere
Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

