Il Nasdaq in altalena, tanto sensibile ai tassi

Il listino delle aziende tecnologiche, che contiene le tre società a maggiore capitalizzazione del mondo, a causa del modesto incremento dei tassi che si è verificato sui Treasury, ha evidenziato una caduta delle quotazioni di circa il 10%, che in realtà è subito rientrata. In effetti, è logico che questi titoli siano particolarmente sensibili all’incremento degli interessi, perché i loro corsi si giustificano solo in base a ipotesi ottimistiche a lungo termine. Ma gli enormi investimenti in infrastrutture previsti negli Usa dovrebbero rappresentare un driver capace di superare anche questo ostacolo

Oggi può forse apparire strano analizzare un insieme di azioni in base al mercato sul quale sono quotate. Nel caso del Nasdaq però, fare ciò significa identificare dinamiche fondamentali per l’equity globale e per i mercati in generale. Su questo circuito, infatti, sono scambiate le tre aziende a maggiore capitalizzazione mondiale, ma è altrettanto vero che su questa gigantesca piazza trovano spazio tantissime società tecnologiche meno conosciute, ma altrettanto dinamiche, se non di più, dei colossi che hanno dominato nell’ultimo decennio.

Da tenere sotto osservazione anche un vasto e vitale gruppo di small e mid cap in comparti come il biotech e i servizi finanziari. Osservando i movimenti all’interno di questo macro-insieme, è possibile dunque portare alla luce quanto sta succedendo in termini di interazioni fra growth e value, mega-cap e large cap, small e mid cap.

Ma si possono cogliere anche le dinamiche tra le società farmaceutiche tradizionali e quelle basate sulle biotecnologie e alcune differenze fondamentali fra grandi gruppi finanziari e istituti locali. In pratica, un coacervo di temi che oggi vive una fase di discreta tensione, pur nell’ambito di un quadro ancora positivo, grazie alle speranze di superamento della pandemia. 

È bastato, infatti, un modesto rialzo dei rendimenti dei Treasury Usa, un innalzamento delle aspettative di inflazione e una normalissima correzione da parte delle azioni growth fra febbraio e marzo, da cui si è poi prontamente rientrati, per cominciare a parlare di fine di un’epoca e di avvio di una grande rotazione.

Sicuramente la dispersione dei rendimenti dell’equity fra pochi campioni growth e il resto dei listini è un fenomeno reale e dalle proporzioni davvero inusuali: non a caso ha ribaltato diversi paradigmi della moderna teoria di portafoglio, in particolar modo l’idea di un’esistenza di sovraperformance offerte dal value e dalle small e mid cap. Infatti, nell’ultimo decennio, e in maniera  maniacale dal 2015-2016 in poi, si è diffusa una mentalità da winner takes all.

Essenzialmente la convinzione diffusa secondo cui poche mega corporation internet americane e asiatiche andranno a divorare qualsiasi attività economica presente e futura.

 

continua leggi il numero 133 di Fondi&Sicav magazine

Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.
Advertisement