a cura di Pinuccia Parini
A colloquio con Dorcas Phillips, director Etfs di Fidelity International.
Come si colloca la decisione di inserire alcuni Etf all’interno della vostra offerta alla clientela?
«La nostra presenza nel mercato europeo degli Etf è relativamente recente. Nel 2016 è stata presa la decisione di lanciare una piattaforma con la finalità di offrire ai nostri clienti un’altra modalità di accesso alle competenze di Fidelity International nel campo della gestione attiva attraverso questa tipologia di prodotto, con l’obiettivo di generare alfa. Nel 2017 è stato presentato sul mercato il nostro primo Etf e, nei cinque anni successivi, è stata strutturata con attenzione la nostra pipeline. In Europa, al momento, sono quotati 18 Etf e un Etp su diverse borse: Lse, Deutsche Borse, Six Swiss Exchange e Borsa Italiana».
La vostra decisione di entrare in questo segmento di mercato è stata guidata dalla domanda dei clienti o da una scelta di opportunità di essere presenti in un mercato, quello degli strumenti passivi, che ha continuato a crescere?
«Sino a 10 anni fa il dibattito tra investimenti attivi e passivi era molto vivace e, per un gestore attivo, forse una piattaforma Etf, in particolare quando questi strumenti erano strategie passive di tipo vanilla, non era esattamente il mercato in cui competere. Tuttavia, il contesto è cambiato e il dibattito non è più lo stesso. C’è stata un’evoluzione all’interno del settore, che si è innovato rispetto a quando l’Etf era una mera riproduzione di un indice di mercato ampio e ponderato per la capitalizzazione. In Fidelity, crediamo di potere sfruttare la nostra ricerca e riuscire a vedere i vantaggi di entrambi gli approcci, combinando il meglio dell’attivo e del passivo. In questo modo possiamo offrire Etf che soddisfano le esigenze specifiche dei nostri clienti. Infatti, se si guarda la nostra piattaforma Etf, emerge chiaramente che la scelta di fondo non è stata lanciare prodotti “me too” a basso prezzo, bensì di offrire una strada diversa per accedere alle nostre “active capability”. Offriamo una gamma diversificata di prodotti con un mix di Etf attivi ed Etf indicizzati guidati dalla ricerca Fidelity. La decisione è stata di non competere sui volumi e sul lato dell’offerta, bensì sulla qualità, che consente di offrire valore aggiunto e caratteristiche distintive».
Come avete strutturato la vostra proposta?
«Attraverso due tipologie. La prima, index-tracking, utilizza gli indici Fidelity, dove inseriamo alcune regole guidate dalla ricerca quantitativa, sostenibile e fondamentale di Fidelity. Queste regole possono essere definizioni di fattori o una caratterizzazione di prodotti, come, ad esempio, i tematici, dove facciamo leva sulla strategia dei nostri analisti indirizzata a identificare le attività che sono riconducibili a un preciso tema. In sintesi, operiamo sfruttando al meglio le loro capacità per quantificare la metodologia da utilizzare per creare gli Etf. Il secondo metodo utilizza, invece, le nostre capability sistematiche attive, all’interno delle quali vi sono soluzioni in ambito, sia azionario, sia obbligazionario. Si tratta di Etf completamente trasparenti, che pubblicano quotidianamente i titoli in portafoglio e non replicano un benchmark. I nostri attuali Etf a reddito fisso mirano ad avere un’esposizione agli emittenti che gli analisti hanno valutato positivamente, attraverso un sistema di rating, in base ai fondamentali e ai principi di sostenibilità, oltre che della consapevolezza del cambiamento climatico».
Potrebbe offrire un esempio concreto di questo secondo meccanismo?
«Se prendiamo il caso di Fidelity Sustainable Research Enhanced Japan Etf, la cui performance viene raffrontata all’indice Msci Japan, applichiamo al prodotto il nostro approccio sistematico, che permette un processo di ottimizzazione: sfruttiamo le indicazioni derivanti dalla nostra ricerca proprietaria per selezionare e ponderare i titoli, cogliendo al contempo le caratteristiche dell’intero mercato e offrendo così un’esposizione beta potenziata. Il profilo di sostenibilità e il cambiamento climatico potenziato offerto dalla famiglia Sustainable Research Enhanced Etf ha l’obiettivo di battere il benchmark dell’1% all’anno (al lordo delle spese) nel lungo periodo».
Qual è l’approccio nei confronti del cliente nel presentare la vostra gamma di Etf?
«Occorre impegno nell’introdurre il cliente alla nostra tipologia di Etf ed è necessario spiegare perché non siano da considerare come semplici riproduzioni di indici. Di conseguenza, la vera sfida è riuscire a interagire con l’interlocutore e fargli comprendere la nostra strategia d’investimento».
Quali sono i trend nell’industria degli Etf verso i quali gli investitori stanno mostrando maggiore interesse?
«Il trend più importante è l’Esg e ritengo che continuerà a essere centrale. Le modalità con cui Fidelity International, in questo ambito, può differenziarsi dal resto del mercato è attraverso le strategie sistematiche attive, con il contributo dei nostri analisti e usando la nostra ricerca Esg proprietaria. Nell’industria si parla ormai da molto tempo di sostenibilità, ma ora ci sono diverse evidenze tangibili, visto che i flussi sono in crescita. Il nostro lavoro è quindi ascoltare, comprendere e lavorare con i clienti per capire che cosa sia per loro la sostenibilità e trovare le soluzioni adeguate. Un altro trend, che è emerso in modo netto, è quello dei tematici, in merito al quale abbiamo lanciato degli Etf che riproducono alcuni indici di Fidelity. Abbiamo cercato di differenziarci grazie agli input dei nostri analisti: lo scopo è individuare sottotemi rilevanti e componenti correlati della catena del valore da includere per i criteri di reddito di ciascun tema. Uno screening di qualità tematico proprietario (unico per ogni tema) fornisce ulteriori livelli di mitigazione del rischio e aiuta a escludere i titoli che possono presentare un elevato rischio idiosincratico. Per fare un esempio concreto, uno dei requisiti inclusi nello screening di qualità, affinché una società possa essere eleggibile per l’indice, è che sia coperta da almeno due analisti. Adottiamo, inoltre, una combinazione di metriche sul fatturato e sul Natural language processing (Npl) per supportare lo screening e guidare un punteggio di rilevanza tematica proprietario. I cinque Etf tematici listati di recente riguardano altrettanti trend strutturali: energia verde, veicoli elettrici e trasporti futuri, cloud computing, sanità digitale e metaverso. Queste soluzioni d’investimento sono conformi all’articolo 8 del regolamento Sfdr, cioè si ritiene che almeno il 50% delle partecipazioni sia in grado di mantenere caratteristiche di sostenibilità».
Come decidete quali Etf lanciare?
«I primi Etf che abbiamo lanciato sono stati index-tracking, cui sono seguiti alcuni prodotti attivi sistematici. Di recente abbiamo creato nuovi index-tracking. La nostra filosofia è offrire strumenti che mirano a differenziarsi nel loro approccio: sfruttiamo le intuizioni uniche costruite sulla nostra esperienza per ottenere risultati d’investimento specifici per i nostri clienti. Pertanto, quando valutiamo il lancio di un nuovo prodotto, innanzitutto prendiamo in considerazione che cosa il cliente cerca, quale tipo di esposizione vuole avere. Di conseguenza, pensiamo in quale ambito possiamo creare una soluzione d’investimento confacente ai suoi bisogni e decidiamo quale approccio adottare (index-tracking o systematic active). Proprio per le ragioni esposte, penso che si possa affermare che non siamo un supermercato degli Etf».
leggi il numero 150
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

