A colloquio con Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco

Il contesto Goldilocks per i mercati finanziari varrà anche nel 2026?

«Penso che lo scenario rimarrà positivo, ma bisognerà essere più selettivi e attenti alle valutazioni dei mercati finanziari. Infatti, se il quadro di fondo è buono da un punto di vista macroeconomico, con la crescita in ripresa e l’inflazione che non desta serie preoccupazioni, le scelte di portafoglio diventano la discriminante per cavalcare un anno che si presenta ancora favorevole per gli investitori. In altre parole, è opportuno ripensare all’esposizione all’interno delle diverse asset class: se è vero che non c’è una bolla speculativa legata all’intelligenza artificiale, è altrettanto indiscutibile che ci saranno aziende vincitrici e altre sconfitte. Se le dinamiche dei prezzi al consumo non fanno pensare a un’impennata al rialzo, la decisione su quale duration avere nei portafogli obbligazionari dovrà prendere in considerazione il deterioramento dei conti pubblici nelle economie avanzate e la possibilità di un ulteriore irripidimento della curva dei rendimenti».

Quindi nessun rischio di essere troppo accondiscendenti?

«Al momento, il contesto rimane incoraggiante e la view di Invesco è “bullish”. Tuttavia, non credo che nel 2026 le azioni e le obbligazioni avranno la stessa tendenza sincronizzata, anzi, mi aspetto ancora una volta volatilità sulle scadenze più lunghe del reddito fisso e instabilità sulla duration. È un comportamento che a sprazzi ha fatto capolino anche nel 2025 e mi attendo che quest’anno possa assumere toni ancora più accesi».

Anche se non vede un ritorno dell’inflazione?

«Esatto, perché ritengo che i prezzi al consumo siano in fase di stabilizzazione, ma i conti pubblici si stanno deteriorando un po’ ovunque nei mercati sviluppati e potrebbe verificarsi uno squilibrio tra domanda e offerta. Infatti, è possibile che gli investitori vogliano essere maggiormente remunerati per sottoscrivere le emissioni governative dopo un periodo di discesa dei tassi d’interesse. Per non parlare poi dell’aumento massiccio dell’ammontare di debito che finirà sui mercati: mi attendo che ci sia una salita dei tassi d’interesse oltre le scadenze a 10 anni e maggiore volatilità.  Penso, infatti, che la parte a breve termine della curva non vedrà dei rialzi e ciò varrà per quasi tutti i mercati principali, a eccezione del Giappone. In questa prospettiva, credo sia eccessivo scommettere su un aumento dei tassi da parte della Bce nella prossima riunione di gennaio».

Quindi che cosa potrebbe riportare volatilità nel mercato del reddito fisso?

«Credo ci sia la possibilità di un aggiustamento del term premium, ossia il compenso che viene richiesto per i rischi dell’investimento in titoli di debito a più lungo termine rispetto a quelli a più breve termine. È possibile, che gli investitori pretenderanno rendimenti elevati per sottoscrivere il rischio di volatilità legato a una ripresa dell’inflazione nei prossimi anni per le politiche fiscali espansive e l’aumento del debito. Non sarà un problema che peserà sul 2026, ma bisogna ricordare che i mercati cominciano a scontare in anticipo il deterioramento dei conti pubblici».

 

continua a leggere


Avatar di Sconosciuto
Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav