Gli anni del post-pandemia hanno visto un grande e probabilmente inaspettato protagonista in Europa: la Spagna, che ormai non presenta di fatto più nessuna delle caratteristiche che fino a qualche anno erano attribuite, con malcelato disprezzo, alla cosiddetta periferia europea. Infatti, il paese in passato è stato spesso paragonato ad alcune realtà che negli Stati Uniti  vengono comunemente chiamate “Sun belt”: clima piacevole e una minore rigidità a livello di regolamenti e stili di vita. Inoltre, una marcata vocazione turistica e all’accoglienza nei confronti di immigrati dall’America Latina e di pensionati da aree più fredde e costose rendevano il paragone non improprio.

Madrid, infine, fino agli ultimissimi anni, ha anche mancato il salto definitivo verso il sotto-insieme più ricco dei paesi ad alto reddito, a differenza di realtà iper-dinamiche come la Florida. Tutto ciò perché la lunga fase di espansione che va dalla metà degli anni ‘90 fino alla Grande crisi finanziaria si basò su pilastri non dei più solidi: essenzialmente capitale estero concentrato nell’immobiliare e servizi (turismo in primis), e industrie a non enorme valore aggiunto. Il risveglio fu infatti durissimo, ma, come spesso è capitato in passato, la popolazione e il tessuto produttivo del Paese hanno mostrato una capacità di resilienza incredibili.  Le riforme e il riposizionamento dell’economia locale si sono rivelati infatti sotto diversi punti di vista fenomenali.

UNA CRESCITA PROBABILMENTE SUPERIORE A QUELLA USA NEL 2025

Per inquadrare in maniera adeguata l’origine di questo ennesimo miracolo, innanzitutto conviene passare alla lente di ingrandimento qualche dato macro: nel 2020 la Spagna subì una contrazione economica del –11,2%, una delle peggiori del pianeta. Questo disastro, nell’anno più duro del Covid, poteva facilmente indurre a pensare che il sistema fosse rimasto ancorato al turismo e a non molto altro. Il lustro successivo ha però smentito clamorosamente una visione così negativa.

Nel 2021 e nel 2022 il prodotto interno lordo è rimbalzato rispettivamente del 6,7% e del 6,2%: dopo 36 mesi dalla fine del 2019, il Pil totale era già tornato a nuovi massimi. Da allora i dati hanno confermato la vitalità del paradigma locale: la crescita nell’ultimo triennio ha oscillato intorno al 3% annuo, risultando nei 12 mesi appena trascorsi probabilmente superiore a quella statunitense. A stupire, però, è la qualità di questo dinamismo che dipinge una situazione praticamente opposta a quella del primo decennio degli anni 2000.

UN UPGRADING NOTEVOLISSIMO

Oggi, infatti, la Spagna è, per la prima volta nella sua storia moderna, un creditore netto nei confronti del resto del pianeta. Il saldo delle partite correnti è costantemente in attivo da oltre un decennio con valori che negli ultimi anni si sono posizionati intorno al 2-3% del prodotto interno lordo. Lo scorso ottobre è stato registrato in questo ambito il surplus maggiore di sempre (7,1 miliardi di euro), e, al contempo, il debito pubblico è calato ogni anno dal picco superiore al 120% sul Pil all’apice della pandemia: nel 2026 questo indicatore dovrebbe scendere fino al 98%. L’elemento stupefacente è che il risanamento non è avvenuto, come nei primi anni ‘10, nel mezzo di una marcata contrazione della domanda.

Al contrario, oggi la Spagna vanta uno dei pool di consumatori più vivace dell’Eurozona. Come è stato possibile tutto ciò?

CRUCIALE IL PNRR

Sicuramente cruciale è risultato il Pnrr, che ha dato a Madrid una boccata di ossigeno proporzionalmente simile a quella ricevuta da Roma. Inoltre, il turismo verso la penisola iberica sta mostrando attualmente una vitalità ancora più forte che in passato. L’economia nazionale ha d’altro canto goduto anche di un incremento delle competenze degno di una tigre asiatica. Il numero dei laureati Stem è infatti aumentato in maniera considerevole e il pool di talenti a disposizione è stato poi rinforzato da un costante afflusso di immigrati altamente qualificati provenienti dall’America Latina. Il tutto è stato accompagnato da investimenti in comparti ad alto valore aggiunto, quali i servizi It, di cui la Spagna oggi è uno dei maggiori esportatori europei, e le rinnovabili, che sono responsabili del 56% della produzione energetica nazionale e hanno fatto sì che oggi il Paese sia un esportatore netto di elettricità.

UN 2025 D’ORO PER L’IBEX 35 CON +48,2%

Non sorprendentemente, gli asset spagnoli hanno vissuto un 2025 d’oro, con l’Ibex 35 in rialzo di oltre il 48,2%. In dollari, la performance è stata ovviamente ancora più marcata, rendendo Madrid la star degli ultimi 12 mesi insieme alla Corea del Sud. Detto tutto ciò, non è che i problemi siano spariti dall’orizzonte. La situazione politica rimane delicata, con un governo piuttosto impopolare: la relativa apertura del sistema locale ha portato anche un aumento della popolazione fra i più robusti d’Europa. A livello pro capite, infatti, la crescita è risultata comunque meno impressionante: il Pil per abitante nei sei anni dalla fine del 2019 è salito di circa il 4,6%, un valore inferiore al dato italiano, che si posiziona intorno al +5%. La Penisola, però, nel contempo ha visto i residenti scendere del 2% a fronte del +4,9% registrato in Spagna.

Il pesante blackout dello scorso aprile, inoltre, che ha lasciato milioni di persone al buio per 24 ore, ha evidenziato i limiti di un modello di approvvigionamento elettrico così sbilanciato su solare ed eolico (in realtà la commissione d’inchiesta ha attribuito il disastro ad altri motivi). Dunque, la Spagna non si è trasformata in un’utopia: i redditi restano sotto la media europea con tensioni generate dalla spinta sui prezzi fornita da turisti e professionisti provenienti dall’estero. I progressi rispetto al 2012, però, quando le magagne nazionali erano simili a quelle di un paese emergente, sono stati enormi.

 

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.