a cura di Pinuccia Parini

Secondo il Ministero delle finanze della Tailandia, nel 2025 il Pil dovrebbe crescere del 3%, sostenuto dalla spesa, dalle esportazioni, dagli investimenti e dal turismo.

Il dicastero prevede che il Pil salga del 2,7% quest’anno, con un solido aumento rispetto alla modesta espansione dell’1,9% del 2023. Addirittura, nell’incontro con la stampa il ministro si è augurato che l’economia nel 2025 possa avvicinarsi al suo potenziale che è del 3,5%.

In altra sede, la Banca di Tailandia ha pubblicato il Business Outlook Report sul terzo trimestre del 2024 in cui si afferma che «l’economia tailandese ha registrato una lieve espansione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainata dal settore turistico e da quello manifatturiero orientato all’esportazione. Tuttavia, il potere d’acquisto dei consumatori e la concorrenza del mercato hanno rappresentato una sfida per le imprese». Se si analizza il Pil tailandese in base alla composizione delle attività economiche, emerge che i servizi pesano il 40%, il manifatturiero il 30%, il commercio il 16%, l’agricoltura il 9% e l’immobiliare il 5%. 

Nel periodo preso in esame dall’Istituzione centrale, il settore dei servizi è cresciuto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, grazie all’aumento del numero di turisti stranieri e tailandesi, anche se si è osservata una maggiore cautela nella spesa, soprattutto tra questi ultimi. Per quanto riguarda, invece, il comparto manifatturiero, c’è stato un leggero aumento grazie alla crescita della domanda da parte dei partner commerciali nelle attività manifatturiere orientate all’esportazione. Tuttavia, permangono alcune sfide, tra le quali la lenta ripresa del potere d’acquisto dei consumatori domestici e l’elevata concorrenza dei prodotti cinesi.

UNA STORIA DI SUCCESSO

Negli ultimi 40 anni, come sottolinea la World Bank1, la Tailandia ha compiuto notevoli progressi a livello sociale ed economico, passando da essere «un paese a basso reddito a uno a reddito medio-alto in meno di una generazione».

È sicuramente una storia di successo, visto che la forte crescita economica ha permesso di ridurre sensibilmente la povertà nella nazione. Il Pil è aumentato a un tasso medio annuo del 7,5% negli anni del boom 1960-1996 e del 5% nel periodo 1999-2005, dopo la crisi finanziaria asiatica. 

Questa crescita, oltre a creare posti di lavoro, ha permesso un miglioramento delle condizioni di vita: «Un maggior numero di bambini riceve più anni di istruzione e praticamente tutti sono ora coperti da un’assicurazione sanitaria, mentre altre forme di sicurezza sociale si sono ampliate.

Tuttavia, le prospettive di crescita derivanti dal modello guidato dalle esportazioni, che fino a non molto tempo fa ha alimentato gran parte della crescita economica della Tailandia, sembrano diminuite in modo significativo, a causa di una stagnazione della produttività». Tutto ciò a causa del calo della produttività totale dei fattori, della discesa degli investimenti privati (da oltre il 40% nel 1997 al 16,9% del Pil nel 2019), mentre i flussi di investimenti diretti esteri e la partecipazione alle catene globali del valore «hanno mostrato segni di stagnazione». In aggiunta, la pandemia ha inferto un ulteriore colpo all’economia del Paese.

LA CATENA DI FORNITURA

In base a uno studio di Mc Kinsey2, il cambiamento delle dinamiche del commercio globale «fa del Sud-Est asiatico un polo sempre più vitale per la produzione, ma la crescita è stata diversa in tutta la regione.

Le esportazioni indonesiane e vietnamite sono cresciute più rapidamente e, insieme all’aumento degli investimenti diretti esteri, questi Paesi hanno registrato più investimenti nel settore manifatturiero e nella delocalizzazione della produzione rispetto ad altri. Di conseguenza, la loro quota delle esportazioni su alcune rotte ha raggiunto circa il 20% o più delle esportazioni totali della regione». 

Il Vietnam è attualmente il più grande esportatore del Sud-Est asiatico, con una crescita dell’export da 320 miliardi di dollari nel 2019 a 440 miliardi nel 2023. L’Indonesia è passata da 180 miliardi di dollari nel 2019 a 290 nel 2023, mentre in Malesia, nello stesso periodo, le esportazioni sono migliorate da 280 miliardi a 370 nel 2023. Anche in Tailandia c’è stato un aumento da 257 miliardi a 314 miliardi di dollari nel 2023, ma non così rapido. Mc Kinsey sostiene che, comunque, «la modesta crescita della Tailandia è sostenuta dalla sua forte base manifatturiera, in particolare nei settori automobilistico ed elettronico». Tuttavia, la concorrenza dei Paesi limitrofi sta diventando più pressante e anche i tassi di crescita ne risentono. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, l’economia tailandese crescerà del 2,8% nel 2024 e del 3% nel 2025, mentre Indonesia, Vietnam e Malesia saliranno rispettivamente del 5%, del 6,1% e del 4,8% nel 2024 e del 5,1%, 6,1% e 4,4% nel 2025.

LE CRITICITÀ DEL PAESE

Nonostante i progressi fatti, però, la disuguaglianza rimane elevata. Sempre in base a ciò che afferma la World Bank, nel 2021, con un coefficiente Gini del 43,3%, la Tailandia presentava ancora il più alto livello di disuguaglianza basata sul reddito nella regione Asia Pacifico, con oltre la metà della ricchezza del Paese detenuta dal 10% più ricco della popolazione. Nonostante il buon risultato, se paragonato alla regione, dello Human Capital Index, che misura le capacità di una nazione nel valorizzare il suo capitale umano, in Tailandia c’è una percentuale molto elevata di giovani e adulti le cui competenze fondamentali (alfabetizzazione, digitali e socio-emotive) sono al di sotto dei livelli soglia. Anche l’invecchiamento della popolazione porterà a un aumento delle esigenze di spesa, attraverso l’aumento dei costi delle pensioni pubbliche e dell’assistenza sanitaria, mentre la maggiore incidenza dei disastri naturali rischia di minacciare la crescita economica. 

A tutto ciò si aggiunge un livello di corruzione che incide sullo sviluppo della nazione ed è disincentivante per chi decide di investirvi; soprattutto erode la fiducia degli investitori esteri. Per queste ragioni è necessario che siano implementate politiche indirizzate a un rilancio del Paese, ammodernando le infrastrutture, che sono carenti al di fuori della capitale, e aumentando la competitività delle aziende.

IL RITORNO DEI SHINAWATRA

ll 16 agosto la Tailandia ha eletto il primo ministro più giovane di sempre, Paetongtarn “Ing” Shinawatra, 38 anni. Figlia dell’ex premier Thaksin Shinawatra, figura egemonica e controversa della politica thailandese, Paetongtarn è alla guida del Pheu Thai (letteralmente “Per i thailandesi”), il secondo partito della Tailandia dalle elezioni del 2023. Se all’apparenza la sua nomina potrebbe essere considerata come una ventata di rinnovamento, una più attenta analisi di come è avvenuto l’arrivo al potere della nuova premier solleva non pochi punti di domanda. 

La sua ascesa è arrivata subito dopo che la Corte costituzionale aveva esautorato della carica il precedente primo ministro, Srettha Thavisin, per aver attribuito un posto di prestigio all’interno del suo esecutivo a Pichit Chuenban, già condannato a suo tempo per avere tentato di corrompere i membri dell’organo supremo a difesa della costituzione. Ma la stessa nomina del trentesimo capo del governo tailandese era stata alquanto discutibile, risultato di un sovvertimento del risultato delle lezioni del 2023, da cui era emerso a sorpresa come primo partito il Move Forward guidato da Pita Limjaroenrat. La vittoria avrebbe dovuto concedere a quest’ultimo la guida dell’esecutivo (risultato di una coalizione tra Pheu Thai, Moving Forward e altri sei partiti minori), ma la Corte costituzionale, a fronte di due esposti contro di lui e il suo partito, congelò il suo ruolo lasciando spazio alla formazione di una nuova coalizione tra il Pheu Thai e l’opposizione. 

Il 24 gennaio 2024, la stessa Corte costituzionale ha scagionato Pita dalle accuse, ma il 7 agosto 2024, dopo avere deciso lo scioglimento del Move Forward Party, lo ha bandito dalla politica, insieme ad altri dirigenti del partito, per 10 anni. Quanto avvenuto è lo specchio di un sistema recalcitrante al cambiamento degli equilibri politici, che si avvale di una base dove si cementano gli interessi della famiglia reale e dei militari. Il ritorno dei Shinawatra, con la fine dell’esilio di Thakshin, perdonato dal re, apre nuovi scenari nel Paese, che ha bisogno di trovare stabilità, ma anche di vedere rilanciata la propria economia.

1.https://www.worldbank.org/en/country/thailand/overview

2.https://www.mckinsey.com/industries/travel-logistics-and-infrastructure/our-insights/diversifying-global-supply-chains-opportunities-in-southeast-asia#/

leggi il numero 169 


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav