Allianz GI, «Parola d’ordine engagement»

Filippo Battistini, Head of Business Development Retail Wholesale Italy Allianz GI, partecipa al focus sostenibilità

Environment, social e governance: su quale di questi tre aspetti si concentrerà maggiormente la vostra attenzione nel 2021?

«Come Allianz Global Investors ci concentreremo in egual misura su tutti e tre gli aspetti dell’acronimo Esg. Ciò detto, ci teniamo sempre a distinguere tra l’attività di stewardship, ovvero proxy voting ed engagement, e quella d’investimento. Per quanto riguarda la prima, tutto il gruppo Allianz, e quindi anche AllianzGI, è sempre stato storicamente molto attivo. Se si guarda infatti ai dati del 2019, abbiamo esercitato il nostro diritto di voto come investitori in oltre 9.500 assemblee degli azionisti: nel 23% dei casi abbiamo votato a favore del management, mentre nel 77% abbiamo espresso il nostro dissenso. Per quanto riguarda invece l’engagement, abbiamo interagito con l’alta dirigenza delle aziende per  imprimere un cambiamento positivo in quasi 450 occasioni e lo abbiamo fatto a livello globale, in oltre 28 paesi, affrontando vari aspetti: dalla corporate governance alle politiche di remunerazione, dall’attività di audit a quella contabile.

In merito invece agli investimenti, AllianzGI implementa le proprie politiche prestando molta attenzione al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile sanciti dalla Nazioni Unite (Sdg) e ha lanciato diverse strategie che abbracciano, nella loro interezza, questi principi. Nello specifico, i temi d’investimento trattati riguardano l’inclusione sociale e quella finanziaria, la gestione delle risorse naturali e la transizione energetica, la salute e l’educazione, per arrivare all’economia circolare. Quindi, più che mai, gli Esg saranno al centro della nostra agenda per il 2021».

Quali sono le sfide che le aziende devono affrontare in materia di sostenibilità?

«Crediamo che le imprese dovranno affrontare sfide notevoli e, proprio per questo motivo, si sta assistendo a uno sforzo ancora più importante da parte loro nell’adeguarsi a una serie di policy che vanno a certificarne la sostenibilità.

Vediamo, ad esempio in Italia, questo forte impegno concentrato su due aspetti: quello ambientale e quello delle pari opportunità, temi rispetto ai quali si sono registrati alcuni progressi, ma rimane ancora molta strada da percorrere, anche da parte delle imprese quotate. Con l’entrata in vigore del decreto legislativo 254/2016, che recepisce la direttiva europea 2014/95/UE, per le grandi società considerate enti di interesse pubblico con almeno 500 dipendenti e uno stato patrimoniale superiore a 20 milioni o ricavi di almeno 40 milioni di euro, c’è  poi l’obbligo di redigere la dichiarazione non finanziaria, che ha l’obiettivo di rendere trasparente l’attività dell’azienda e fruibile per gli stakeholder.

Molte imprese non hanno ancora adottato questo strumento che riteniamo sia invece particolarmente importante in tema di responsabilità sociale di impresa (Csr) e devono ancora adeguare la propria governance a quelle che sono le best practice di mercato. L’altra sfida da affrontare è rimanere al passo con le nuove normative in materia di sostenibilità, che stanno conoscendo un vera e propria accelerazione, soprattutto a livello di Comunità economica europea, di cui il “green new deal” è un esempio molto concreto».

La sostenibilità è diventata un tema guida anche per gli investimenti obbligazionari. Quali sono le sue considerazioni in merito?

«Pensiamo che includere l’utilizzo dei fattori Esg nell’analisi degli investimenti obbligazionari sia la logica conseguenza di estendere i principi legati alla sostenibilità a tutti gli attivi di investimento. Va però detto che è d’uopo fare una distinzione tra emissioni governative ed emissioni societarie. Per quanto riguarda i titoli di stato si ribadisce l’importanza dei fattori Esg come strumenti nel determinare il rischio sovrano, ma va anche detto che le singole componenti hanno un peso diverso in base alla grandezza economica del paese e all’appartenenza all’universo di riferimento, ovvero che sia quello delle economie avanzate o emergenti: sapere discernere questi aspetti aiuta a trovare opportunità di investimento. Ad esempio, AllianzGI, all’interno del team del debito emergente, si è dotata di gestori e analisti dedicati a strategie che applicano i filtri Sri nelle scelte di investimento, proprio perché c’è maggiore possibilità di selezionare in modo attivo emittenti che sono impegnati a rispettare principi di sostenibilità e responsabilità.

Per quanto riguarda le obbligazioni societarie, invece, c’è un’applicazione dei criteri Esg che ricalca le modalità che vengono adottate per le analisi in ambito azionario e riteniamo che essa sia uno strumento che aggiunge valore nell’identificare la solidità e la robustezza di un emittente. Negli ultimi mesi si è assistito a un sensibile incremento di emissioni di  “green”, “social” e “sustainability” bond, in risposta a una domanda in forte crescita, che da un lato indica chiaramente la sensibilità degli investitori in tema di sostenibilità ma, dall’altro, richiama anche alla necessità di regole più chiare per le imprese affinché ciò che dichiarano non sia solo un contenuto di facciata».

In materia di sostenibilità, quali pensa che siano gli aspetti che il Covid-19 ha reso più cogenti?

«Il Covid ha avuto impatti su tutte le dimensioni del nostro vivere: all’interno della famiglia, nei confronti del datore di lavoro e delle istituzioni e nelle relazioni sociali in senso lato. La pandemia ci ha fatto riflettere anche su molti aspetti della nostra quotidianità che, probabilmente, non ricevevano la dovuta attenzione e da cui è emersa la necessità di modificare alcuni nostri comportamenti e di valutare le conseguenze delle nostre azioni.

La diffusione del virus ci ha ricordato il nostro scarso rispetto per l’ambiente, l’importanza di avere un atteggiamento più responsabile nei confronti del bene comune e la capacità di trovare nuove modalità di interazione che rispettino e tutelino i diritti e gli interessi dei singoli stakeholder».

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