Raiffeisen Capital Management «Un forte impatto sul segmento energia»

Donato Giannico, country head Italy Raiffeisen Capital Management, partecipa al focus sostenibilità

Quali saranno i settori più impattati da una più diffusa adozione dei criteri Esg nelle scelte di investimento?

«Il segmento più impattato sarà l’energia, in primis carbone e petrolio e, a cascata, tutti quelli a esso direttamente o indirettamente correlati: si dovrà affrontare un periodo di transizione con inevitabili effetti domino su altri comparti, quali l’auto, il trasporto aereo e, ovviamente, anche la chimica, sia upstream, sia downstream.

È infatti difficile pensare che si possa diminuire la dipendenza dagli idrocarburi a favore dell’energia rinnovabile  in un breve arco di tempo, viste le dimensioni delle aziende coinvolte e la complessità della riconversione.

Inoltre, non va sottovalutato il fatto che anche la transizione energetica potrebbe avere un percorso con una chiara direzionalità che può però prevedere sentieri diversi. Ad esempio, si è parlato molto in questi ultimi anni dell’elettrificazione dei veicoli ma, parallelamente, stanno emergendo alternative, quali  l’utilizzo del diesel pulito e la possibilità di realizzare l’auto all’idrogeno».

Environment, social e governance: su quale di questi tre aspetti si concentrerà maggiormente la vostra attenzione nel 2021?

«Noi ci concentriamo su tutti e tre gli aspetti, senza particolare enfasi su alcuna componente. Lo facciamo consapevolmente, perché riteniamo che, altrimenti, si rischierebbe un disequilibrio che limiterebbe le nostre capacità di cogliere pienamente ciò che avviene all’interno di un’azienda. Diamo lo stesso peso ai criteri che compongono l’acronimo Esg, perché non si può guardare alla sostenibilità scorporando l’apporto di ogni elemento.

Raiffeisen monitora circa 75 componenti legati all’ambiente, al sociale e alla governance, con una metrica del rischio che li ingloba tutti, in quanto tra loro correlati. Inoltre, è difficile prevedere ex-ante un evento che possa avere ripercussioni sulla reputazione di un’azienda e ricadute sul conto economico ed è proprio per questo motivo che, quando si parla di sostenibilità, lo si deve fare monitorando le sue componenti nella loro intrinsecità». 

Quali sono le sfide che le aziende devono affrontare in materia di sostenibilità?

“Con il rischio che la risposta possa risultare banale, pensiamo che le due maggiori sfide per un’azienda siano credere nella sostenibilità e avere il coraggio di investirci. Infatti, è importante per un’impresa la convinzione per evitare situazioni che possano minare la propria reputazione, mentre è necessario che essa investa in sostenibilità per aumentare la resilienza del modello di business, aiutare la crescita e abbassare il costo del capitale.

Inoltre, dal punto di vista dei mercati finanziari, non va sottovalutato l’interesse dimostrato dagli investitori verso questi temi che ha portato a valorizzare maggiormente le società più impegnate in materia di sostenibilità.

La nostra conclusione è che, di fatto, investire in base ai criteri Esg facilita l’accesso al mercato e produce una più elevata remunerazione del capitale impiegato”.

Ci sono ormai evidenze empiriche, in merito alle quali noi stessi stiamo conducendo alcuni studi in partnership con università e centri di ricerca, su come società con un rischio Esg elevato abbiano stabilmente una performance inferiore al benchmark di riferimento.

Nelle nostre valutazioni dei titoli da inserire nei portafogli, i parametri di sostenibilità pesano tanto quanto quelli finanziari e utilizziamo tutti gli strumenti più sofisticati che la tecnologia mette a disposizione per disporre di informazioni sempre aggiornate.

Questa scelta ci ha portato a fare investimenti significativi, che ci permettono di usufruire di database che offrono un ampio spettro di notizie per potere cogliere tutti i processi di cambiamento e trasformazione di un’azienda e le sfide che questa deve affrontare».

Ritiene che il greenwashing e il socialwashing possano essere fenomeni che minano la credibilità dell’investimento sostenibile?

«Purtroppo sì e il fenomeno è più evidente in aziende dalle grandi dimensioni, che magari hanno di fronte a sé un lungo percorso di transizione per la tipologia di business in cui sono coinvolte e perché il loro modello di crescita richiede interventi graduali affinché possa essere modificato.

A volte può succedere che queste società, spinte dal desiderio e dalla necessità di mostrare i progressi fatti in materia, abbiano investito molto in comunicazione, rischiando però di dare un’immagine che non sempre corrisponde al reale stato delle cose.

A ciò va aggiunta anche la normativa che, poiché è in divenire, non sempre aiuta a fare chiarezza e consente definizioni che dovrebbero essere più stringenti e posizioni di comodo. Per fare un esempio concreto, basta pensare alle linee guida di Eurosif che indicano sette criteri per giudicare la sostenibilità di un investimento, ma di fatto basta soddisfarne uno solo per essere classificati sostenibili. Da questo punto di vista, Raiffeisen è tesa ad adempiere a tutti e sette i criteri, perché crediamo che il nostro impegno nel promuovere la sostenibilità debba avvenire nella sua completezza». 

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Giuseppe Riccardi
Dopo esperienze in primarie società di gestione internazionali nel 2000 realizzo con FondiOnline il sogno di una informazione finanziaria indipendente dedicata al mondo del risparmio gestito. Insieme alla squadra creata nel tempo, nonostante la crisi di internet non ci siamo mai arresi e abbiamo continuato a crescere lanciando FONDI&SICAV, 361GRADI e alcune riviste personalizzate per importanti banche italiane. Con il nuovo FONDI&SICAV ci mettiamo ancora una volta in discussione con la certezza di offrire ai nostri lettori un servizio ancora una volta migliore.
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