Negli ultimi anni, le small cap Usa non hanno tenuto il passo delle large cap. Potranno materializzarsi condizioni più favorevoli al segmento dei titoli a bassa capitalizzazione in futuro? Lo abbiamo chiesto alle principali società di gestione del risparmio.

Le società a bassa capitalizzazione hanno subito una flessione rispetto alle società ad alta capitalizzazione per i timori legati alle prospettive economiche, per le tensioni commerciali, le incertezze politiche e gli effetti di una politica monetaria restrittiva.

Uno dei motivi di sovraperformance delle large cap è la diversa composizione degli indici. S&P 500 per le large cap, con un forte orientamento verso la tecnologia: le giganti del tech a grande capitalizzazione hanno registrato risultati eccezionali negli ultimi anni (Magnifici Sette). E il Russell 2000 per le small cap, concentrato invece sui settori ciclici.

Tuttavia, secondo i gestori intervistati, potremmo assistere a un riequilibrio di performance in un clima di moderazione dell’inflazione e tassi di interesse in decisa discesa: la normalizzazione della politica monetaria, in un contesto di crescita economica positiva, potrebbe aiutare le aziende più piccole a recuperare terreno. Anche perché quasi la metà del debito delle società del Russell 2000 è a tasso variabile.

Considerando poi le attuali tensioni geopolitiche, un punto di forza delle small cap, rispetto alle large cap, è il loro orientamento domestico (70-80% di ricavi interni contro circa il 50% del mercato delle large cap) e valutazioni più a buon mercato.

Positivo per il segmento dovrebbe essere anche l’anno delle elezioni presidenziali americane: le piccole imprese, con la loro agilità, flessibilità e innovazione, possono beneficiare delle politiche economiche e degli stimoli attuati durante il ciclo elettorale.

Lo scenario appare dunque positivo per le small cap USA ma, avvertono i gestori, attenzione al possibile aumento dell’inflazione, un rischio che potrebbe offuscare la ripresa del segmento.

In generale, le aziende ben posizionate, leader nelle loro nicchie di mercato e che vantano una forte crescita futura e una solida struttura patrimoniale, rappresentano una buona opportunità di investimento per gli investitori.

Tra i settori più promettenti c’è la biotecnologia. I fornitori di biotecnologia sono difatti interessanti per la loro bassa valutazione e la forte posizione di mercato. Bene cybersecurity, intelligenza artificiale e digitalizzazione.

Oltre alle aziende legate all’IA anche le società della “old economy” offrono buone prospettive come quelle minerarie, estrazione di risorse e banche regionali. Industriali, semiconduttori e materiali sono ben supportati grazie agli stimoli fiscali e al rimpatrio della produzione.

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Redazione

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