I bond emergenti sono una classe di attivo attraente che continua a offrire valore grazie ai fondamentali solidi, in una posizione molto più positiva oggi rispetto ai precedenti periodi di uscita da una crisi.

L’inizio dell’anno è stato particolarmente volatile, con rendimenti negativi nella maggior parte degli indici emergenti, principalmente guidati dal movimento dei Treasury USA.

Tuttavia, il movimento dei tassi statunitensi dovrebbe aver terminato la corsa e l’anno dovrebbe concludersi con un rendimento positivo.

Secondo la maggior parte dei gestori intervistati da Fondi&Sicav i rendimenti attuali offrono una remunerazione sufficiente per il rischio connesso alla classe di attivo. Le opportunità rischio/rendimento rimangono dunque interessanti: i rendimenti medi degli indici sovrani nei mercati emergenti si attestano attualmente al 5,2%, mentre i rendimenti corporate segnano +4,4%.

L’aumento del debito pubblico è il principale fattore di rischio da monitorare in questa asset class. Ma il livello medio di debito pubblico dei Paesi Emergenti è circa la metà di quello dei Paesi sviluppati.

Le preferenze dei gestori vanno ai Paesi con un solido programma di riforme strutturali come ad esempio l’Oman.
I rendimenti reali sono ancora positivi in Paesi come l’Indonesia e il Messico grazie alla buona gestione della pandemia. Il Messico, inoltre, potrà trarre vantaggio dall’attesa forte ripresa economica post pandemica americana. Bene, nell’area asiatica, la Cina.

I gestori sono perlopiù scettici rispetto al Brasile a causa delle preoccupanti dinamiche fiscali e dell’elevato debito pubblico. Generalmente sono sottopesati sulla Turchia per i rischi politici in aumento dopo la rimozione del governatore della Banca Centrale turca. In Russia preoccupano gli aspetti geopolitici, soprattutto sul fronte sanzioni, malgrado un contesto politico robusto.

Nell’universo del debito emergente vengono favoriti i bond high yield rispetto a quelli investment grade perché possono trarre beneficio dalla ripresa della crescita globale.

La preferenza va al debito denominato in valuta forte, principalmente in dollari e in euro, dato che il debito in valuta locale incorpora anche un rischio di cambio da non sottovalutare.

Fondamentale rimane l’approccio selettivo quando si investe nei mercati emergenti, data la dispersione tra le economie e l’eterogeneità generale nella regione.

Vediamo di seguito i singoli contenuti:

Em Bond: “Aumento debito pubblico è il principale fattore di rischio”

MFS Investment Management

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Redazione

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